46.3 Nuovi prodotti - La carta Hanji nel consolidamento di fibre vegetali

01/08/17

LE CESTE DELLA COLLEZIONE DEL  MUSEO EGIZIO DI TORINO IL RIPRISTINO DELLA STABILITA' CONSERVATIVA E DELLA  LEGGIBILITA' DELL'OPERA 

Il Museo Egizio di Torino vanta una collezione ricchissima di reperti archeologici, e tra questi possiamo trovare anche numerosi manufatti in fibre vegetali.
La conservazione di questo tipo di manufatti risulta spesso molto complessa. Infatti, gli intrecci in fibre naturali sono caratterizzate da un'elevata facilità al degrado per cause esogene come la mancata idoneità ambientale (precedente alla musealizzazione), i traumi da spostamento, ma anche l'ossidazione e il naturale invecchiamento, che comportano un'accentuata fragilità.
Nel caso specifico si trattava di due ceste su cui hanno operato il Laboratorio Restauro e Analisi Thierry Radelet e Federica Miglietta, restauratrice manufatti in fibre vegetali, autori di questa comunicazione.
I due manufatti si presentavano in pessime condizioni conservative (si veda la foto 1” relativa alla cesta prima del restauro), e l'intreccio costitutivo delle due ceste accusava un forte deterioramento che in alcuni casi aveva causato il distacco di alcune parti di fibre vegetali con conseguente perdita di una porzione dell'intreccio e la formazione di importanti lacune (foto 2”: cesta prima del restauro).
Inoltre, a causa di una forte ossidazione, le fibre risultavano fragili e caratterizzate dalla continua perdita di materiale.
L'intervento di restauro proposto sulle due ceste ha mirato a ripristinare la leggibilità del manufatto riportandolo al suo stato compositivo originario senza tralasciare l'importanza della biografia e della storia dell'oggetto, con l'obiettivo di restituirgli la fruibilità conoscitiva.
La scelta dei metodi pratici di intervento proposti è stata preceduta da un'attenta valutazione del valore documentario del manufatto; l'obiettivo dell'intervento è stato, quindi, quello di raggiungere uno stato durevole di conservazione e di ripristinare la dignità espositiva del manufatto senza alterare il suo valore semiotico testimoniale e mantenendo la sua capacità narrativa.
La necessità primaria era quella di consolidare l'intreccio in fibre vegetali per conferire stabilità al manufatto. Tutte le parti, in cui i fasci di fibre vegetali risultavano impoveriti del materiale costitutivo originale, sono state integrate: ove possibile si è quindi proceduto con la ricollocazione di alcuni dei fasci di fibre vegetali a disposizione, in quanto staccati dall'intreccio originale, e alla successiva fermatura degli stessi con fascette di carta Hanji (100% kozo coreano, 19-22 gr.). Essa è stata opportunamente pigmentata per ottenere un tono simile a quello originale, successivamente tagliata in fascette di spessore uguale a quello delle fibre vegetali originali e incollata con collante idoneo.
Anche tutti i fasci di fibre vegetali, che a causa del deterioramento dell'intreccio originale erano caratterizzati dalla tendenza al distacco dal corpo della cesta, sono stati consolidati con la medesima metodologia: tutte le parti staccate dall'intreccio originale sono state riposizionate e fissate alla struttura per mezzo di fascette di carta Hanji.
L'intervento di restauro eseguito è caratterizzato da azioni tecniche precise e mirate ad un intervento minimo e reversibile con l'obiettivo di ripristinare la stabilità conservativa e con carattere propositivo per una corretta lettura dell'opera (foto 3 e 4: le due ceste dopo il restauro).
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