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51.3_ Ci Sono Anch’Io: Quali polimeri per l’arte contemporanea?

La complessità dei materiali dell’arte contemporanea, non solo legata ai leganti polimerici, ma anche ai supporti, alle preparazioni, ai pigmenti, etc. fa sì che il restauro sia un argomento ancora intensamente dibattuto e lontano dal raggiungere metodologie d’intervento ben delineate. 
Possiamo solo accennare agli aspetti più importanti, partendo da quello più controverso, ma anche più documentato, la pulitura. 
Questi cenni sono da riferire in relazione ad opere realizzate con acrilici, ma sono riferibili anche ai vinilici e, in parte, anche agli alchidici, che presentano però una resistenza superiore.
Un’opera con legante polimerico presenta spesso una superfice offuscata da una patina dalla complessa quanto ignota composizione. Il particellato atmosferico o altre sostanze possono rimanere adese per vari motivi: appiccicosità della superfice, legata alla migrazione degli additivi idrosolubili, bassa Tg dei polimeri, porosità del film. Comunque sia, anche se il manufatto è stato conservato in ambiente protetto dallo sporco, è possibile trovare superfici opacizzate, o addirittura sbiancate, per il semplice accumulo in superficie dei già citati additivi, quindi per la natura stessa del film polimerico, e non tanto per una inadeguata storia conservativa. Certo è che l’approccio finora seguito nella pulitura di superfici policrome “classiche”, risulta del tutto inadeguato per vari motivi, a partire dagli effetti di polarità:
• i solventi polari, come alcoli, chetoni, acetati, aromatici e clorurati, hanno un fortissimo effetto di rigonfiamento e solubilizzazione del polimero, e sono quindi assolutamente da escludere, ma anche i solventi a polarità più bassa come gli idrocarburi hanno un certo effetto, che non permette di lavorare in assoluta sicurezza;
• l’acqua, estesamente utilizzata per la pulitura, ha anch’essa una forte capacità rigonfiante del film, ma non per la sua azione sul polimero, bensì sugli additivi idrosolubili presenti in abbondanza.
Molti studi hanno cercato di rispondere ad una serie di domande, tutt’oggi non completamente risolte: 
• a fronte di un sicuro miglioramento delle proprietà ottiche, quale peggioramento delle proprietà meccaniche e chimico-fisiche si induce nel film con la pulitura?
• Dato che i tensioattivi hanno anche funzione di interfaccia tra il polimero apolare ed il pigmento polare, la loro rimozione porterà anche ad una perdita di pigmento?
• Il fenomeno della migrazione verso la superficie è qualcosa di dinamico o è limitato al periodo immediatamente successivo alla formazione del film?
• E se il fenomeno della migrazione è dinamico, una volta rimossi gli additivi dalla superficie, quelli presenti nella massa riprenderanno a migrare verso la superficie?
Per questo motivo negli ultimi anni si sono esplorate varie strade meno invasive, tra le quali l’utilizzo di gel rigidi , le puliture a secco , e l’applicazione di gel silossanici .
La soluzione ideale è ancora ben lontana, per questo attualmente si preferisce tenere un atteggiamento della massima prudenza, senza la pretesa di arrivare ad una perfetta rimozione dello sporco.
Le problematiche evidenziate per l’acqua ed i solventi organici si amplificano nelle procedure di consolidamento. Non essendo apparso sul mercato nessun prodotto specifico, vengono utilizzati consolidanti classici quali il Beva 371, il Plexisol P550, l’Aquazol e le varie dispersioni acriliche. Ma la scelta del solvente diventa ancor più un fattore critico per la salvaguardia dell’opera.
Dato che non esiste una valida vernice all’acqua, attualmente è la Regalrez 1094 la resina preferita in fase di verniciatura, dato che il solvente utilizzato (ligroina o essenza di petrolio), è quello meno influente sui leganti polimerici, anche se, come detto sopra, non del tutto a impatto zero.
Per chi desiderasse approfondire l’argomento si consiglia la lettura del libro edito da Nardini “I leganti dell’arte contemporanea”, di Leonardo Borgioli, con contributi di Giulia Gheno e Mirella Baldan.
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