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52.3 Ci Sono Anch’io: Antitarlo a solvente contro antitarlo all’acqua

In un precedente articolo del Bollettino CTS (31.1_ Antitarlo: la parola ai numeri) avevamo evidenziato i valori % del principio attivo (Permetrina 25/75 cis/trans), presente in quasi tutti i prodotti in commercio.
Inoltre, si era accennato all’effetto sinergizzante del piperonilbutossido, prodotto che differenzia il nostro Per-Xil 10 dagli altri antitarlo, e che esalta l’azione della permetrina, evitando il suo degrado da parte degli enzimi degli insetti.
La scelta di tutti i produttori di utilizzare idrocarburi per veicolare i principi attivi è legata alla buona capacità di penetrazione di questi solventi, ed il loro basso impatto sulle aree verniciate, dovuto alla loro minima polarità.
Negli ultimi anni si sono moltiplicati anche i prodotti antitarlo in veicolo acquoso, a volte pubblicizzati come “ecologici” e a “bassa tossicità”. Dato che questi prodotti sono sempre a base di permetrina, emulsionata in acqua, è bene fissare l’attenzione su un paio di punti fondamentali.
Tossicità_ La tossicità di questi prodotti è legata al principio attivo (quindi la permetrina), e non al veicolo. Data la bassissima volatilità dei principi attivi, il rischio non sta nell’assorbimento per via aerea, ma nell’ingestione del prodotto. Impossibile bere un antitarlo? Vi assicuro che non è così. Sarà più facile ingerire un antitarlo in emulsione acquosa? Forse.
La sicurezza sarà la diretta conseguenza di un uso intelligente del prodotto (uso dei dispositivi di protezione individuale, il tenere il prodotto in contenitori ben etichettati, etc.), e non il fatto che il veicolo sia l’acqua.
Ecocompatibilità_ Che questo termine sia utilizzato in modo ingannevole e allo scopo di cavalcare l’onda emotiva del momento, risulta evidente dalla lettura attenta delle schede di sicurezza dei prodotti all’acqua. Al punto 12_Informazioni ecologiche, troviamo Molto tossico per i pesci, e per quanto riguarda la Classe di pericolosità per le acque: WGK 2, pericoloso per le acque.
Esattamente quanto riportato per gli antitarlo a solvente!
Infine una considerazione sulla capacità di penetrare in profondità: non è un caso che, sia per gli antitarlo, sia per tutti i sistemi consolidanti per il legno, si utilizzino sistemi a solvente. L’acqua trova infatti maggior difficoltà nel permeare un materiale complesso come il legno: la contemporanea presenza di lignina (apolare), resine (apolari) e residui di precedenti trattamenti come vernici e oli (ancora una volta apolari) rende l’acqua il veicolo meno adatto a trascinare all’interno i principi attivi.

Proprio su quest’ultimo punto, girando per il web si incappa in strabilianti affermazioni: a parte curiose ricette che ricordano la preparazione di una kaipiroska, troviamo anche pubblicizzato un antitarlo in gel che riesce “facilmente a penetrare nel legno fino a 5 cm di profondità” (cosa impossibile anche ai sistemi a solvente a bassa viscosità). Come si realizza questo miracolo? Non vi aspettate un rimando a uno studio scientifico: oltre a citare la valutazione di oscuri e mai menzionati “esperti”, si afferma semplicemente che sfrutta la capillarità del legno grazie – si dice - a “un'elevata capacità di auto-penetrazione” (e vi sconsiglio di cercare in rete il significato di quest’ultimo termine!).

Dopo tanti anni passati a realizzare i solvent-gel per evitare la penetrazione dei solventi negli strati porosi sottostanti, ecco ribaltate in due righe tutte le nostre conoscenze chimico-fisiche….. 
Non poteva poi mancare l’assenza del PMC (Presidio Medico Chirurgico italiano) o di mancanza di registrazione tra i biocidi europei, obbligatorie per tutte le formulazioni di antitarlo. Tutte le aziende serie hanno registrato i loro prodotti, mentre chi naviga nella “zona grigia” si guarda bene dal farlo…. 
Conclusione: il mercato, anche se oggi si è spostato sul web, non è cambiato nei secoli, gli imbonitori e i venditori delle pozioni miracolose sono sempre in attesa di polli da spennare.


Pubblicato in: Bollettino CTS
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