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52.1 Nuovi prodotti: In arrivo una nuova, vecchia vernice

La dammar entra nella famiglia Regal

La più importante innovazione ottocentesca nel campo delle vernici fu l’introduzione di una resina proveniente dall’estremo oriente, la dammar, o damar, o de mar, o thamar o, come riportano alcuni testi italiani, dammara.
Per circa un secolo, fino all’arrivo delle resine sintetiche, la dammar ha condiviso con la resina mastice il ruolo di vernice finale per dipinti su tela e tavola; entrambe hanno avuto sostenitori e detrattori, e non è ancora stata scritta la parola fine alla diatriba. 
Sicuramente la mastice aveva dalla sua una storia millenaria e, data la sua provenienza dall’isola greca di Chios, una conoscenza in ambito europeo ben consolidata. La dammar ha dovuto scontare il suo arrivo relativamente recente. Infatti dobbiamo risalire alla “crystal varnish” della Winsor & Newton della metà ‘800 per trovarla in commercio già pronta all’uso. Si hanno notizie del suo arrivo in Germania già nel 1827 [1], e viene menzionata in alcuni manuali pubblicati dopo il 1850, come il famoso “Manuale del pittore restauratore” di Ulisse Forni, del 1866 [2], dove la si introduce con queste parole: “una resina entrata in commercio poco tempo in qua”.
Dovremo aspettare il volgere del secolo per arrivare ad un’ampia diffusione sul mercato.

Caratteristiche
Dall’incisioni praticate sui tronchi d’albero di piante della famiglia delle Dipterocarpacee, tipiche dell’area Indonesia-Malesia-Siam, essuda la resina che viene raccolta a mano, fatta essiccare e venduta in pezzetti dal colore leggermente ambrato.
È soggetta quindi, come tutti i materiali di origine naturale, a lievi variazioni qualitative a seconda dell’area di produzione, del metodo di raccolta, dalle condizioni climatiche dell’annata, etc. È quindi normale trovare assieme alla resina anche dei residui legnosi che sono stati incorporati nell’essudato.
La sua composizione è variabile, ma possiamo definire alcuni parametri costanti, come la quantità di acidi resinici, come l’acido dammarolico, che nel loro complesso si attestano attorno al 23%, di reseni che possono superare il 50%, e di cere, circa il 15%. I reseni a loro volta li possiamo suddividere in base alla loro solubilità in alcool: gli alfa-reseni sono solubili, i beta-reseni (che contengono triterpeni caratteristici come il dammarano), invece no.
La presenza di acidi resinici conferisce una leggera acidità, che è però inferiore a quella di altre resine.
Come dimostrato da De la Rie [2] può essere stabilizzata dall’aggiunta del 3% (sul peso della resina) di Tinuvin 292, e questo ne diminuirà l’ingiallimento e aumenterà la reversibilità, rendendola però più morbida e soggetta a assorbire la polvere nei climi più caldi. La sua stabilizzazione può essere anche ottenuta applicando uno strato finale di una vernice più stabile, come una delle Regal Varnish [3]. Lo studio condotto da Veronica Marchiafava per la sua tesi Magistrale, tra il 2009 e il 2010, presso i laboratori de CNR-IFAC, sotto la supervisione di Marcello Picollo, ha dimostrato come una stesura di vernice dammar esposta ad una lampada museale (proveniente dagli Uffizi), subisca un ingiallimento fin dalle prime settimane, rilevabile inizialmente solo tramite un colorimetro, e dopo un anno anche ad occhio nudo.
Questo ingiallimento non si verifica se sullo strato di dammar effettuiamo una stesura di Regal Varnish Gloss, stabilizzata con Tinuvin 292, come è facilmente osservabile dalla figura. Le barre indicano l’intensità della variazione di colore, quindi i segnali più bassi sono associati alle stabili resine sintetiche. I colori delle barre sono relativi ai diversi intervalli di invecchiamento. 
È possibile individuare tre gruppi di vernici basate sulla dammar (1, Dammar Lefranc, 4, Blanc Mat Lefranc, con una preponderante quantità di cera d’api, e 7, miscela delle due). Spiccano le alterazioni del colore del primo e del settimo gruppo, mentre il quarto, dove la piccola percentuale di dammar risulta protetta dalla cera, non cambia significativamente. Questi risultati attestano la sensibilità della dammar alla luce, anche blanda.
Ma il dato più interessante è l’effetto protettivo della Regal Varnish Gloss quando applicata su un primo strato di dammar: le stesure stratificate, ossia i gruppi 2 e 5, risultano stabilizzate se li confrontiamo con la dammar da sola (gruppi 1 e 7), a conferma dell’effetto schermo della Regal.

Regal Dammar Varnish
Oggi siamo lieti di presentarvi la nuova vernice della linea Regal Varnish, prodotta utilizzando una dammar chiara di provenienza indonesiana, della qualità A, la più alta, con un secco del 40% circa, e come solvente una miscela di essenza di petrolio dearomatizzata e alcool isopropilico. 
La componente cerosa naturalmente contenuta nella dammar (circa il 15%), può precipitare a freddo, data la presenza di alcool, ma si risolubilizza a caldo.
Come la vernice mastice, anche la dammar è sensibile ai valori termoigrometrici ambientali, pertanto se ne sconsiglia l’applicazione nelle giornate particolarmente umide.

Ci si potrebbe chiedere come mai, dopo aver promosso le vernici basate sulle resine sintetiche Regalrez e Laropal, famose per la loro resistenza all’ingiallimento, CTS abbia deciso di produrre una vernice basata su di una resina naturale notoriamente soggetta ad un lento ma inesorabile ingiallimento nel tempo.
La risposta sta proprio nel principio enunciato nel corso di decine di incontri tecnici e, oggi, dei webinar: nessun prodotto deve essere scartato per principio, dobbiamo conoscere punti di forza e di debolezza per utilizzare al meglio tutti i materiali.
E qual è il punto di forza della dammar? E’ una vernice nota da quasi due secoli, è stata analizzata a fondo e conosciamo oggi perfettamente il suo comportamento nel tempo, che attesta la sua perfetta reversibilità in tutte le possibili condizioni ambientali.
In conclusione, volendo utilizzare vernici che rimangano incolori nel tempo, è meglio indirizzarsi verso le Regal Varnish Gloss o Mat o la Regal Retouching, ma gli appassionati dei materiali della tradizione possono avvalersi degli accorgimenti sopra descritti (aggiunta di Tinuvin 292 o sovraverniciatura con una Regal Varnish), per continuare ad utilizzare la classica dammar.
Bibliografia

1. Lance Mayer, Gay Myers; “A note on the early use of dammar varnish”, Studies in Conservation, 47 (2002) 134-138.
2. Ulisse Forni, Manuale del pittore restauratore, a cura di Giorgio Bonsanti e Marco Ciatti, Edifir 2004 (ristampa critica dell’originale edizione Le Monnier del 1866).
3. E.R. De La Rie e C.W. McGlinchey, “The Effect of a Hindered Amine Light Stabilizer on the Aging of Dammar and Mastic Varnish in an Environment Free of Ultraviolet Light”, in Cleaning, Retouching and Coatings, 1990, 160-164.
4. Veronica Marchiafava, “Caratterizzazione mediante tecniche colorimetriche e spettroscopiche di resine naturali e sintetiche impiegate come vernici di superfici pittoriche”, Tesi di Laurea Specialistica in Scienze per i Beni Culturali, Anno Accademico 2009-2010.
Pubblicato in: Bollettino CTS
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