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25.1 Ci Sono Anch'io - Protettivi antiscritta per superfici monumentali (I)

25.1 Ci Sono Anch'io - Protettivi antiscritta per superfici monumentali (I)

13/01/11

Con l’esplodere del fenomeno del “graffito”, nelle sue varie manifestazioni che spaziano dal semplice vandalismo alla “mural art”, si sono resi necessari interventi di protezione delle superfici architettoniche, che nel caso particolare dei monumenti richiedono una approfondita conoscenza dei materiali da proteggere e dei prodotti da applicare.
Per la rimozione di un graffito le tecniche sono svariate: prodotti chimici in gel o in soluzione, getti di vapore, idropulitura, microsabbiatura, fino ad arrivare al laser, ma in questo breve articolo ci occuperemo dei sistemi di protezione passiva, ovvero delle barriere polimeriche che non impediscono la realizzazione del graffito, ma che ne facilitano la rimozione: gli antiscritta.

Prenderemo in considerazione solo gli antiscritta sacrificali, ovvero quelli che, al momento della rimozione del graffito che è stato eseguito sopra, vengono rimossi in parte o totalmente, e quindi devono essere nuovamente riapplicati. Sono quelli utilizzati nel restauro monumentale proprio perché reversibili.
Invece, gli antiscritta permanenti sono costituiti da resine reticolanti e irreversibili che costituiscono uno strato omogeneo e resistente, che non viene penetrato dal graffito essendo insolubile in solvente. Il graffito viene rimosso senza che l’antiscritta venga intaccato. Oltre al problema dell’irreversibilità si presenta spesso anche un problema estetico, perché le superfici assumono un aspetto “verniciato”, lucido. Questo li rende inadatti al loro uso nel settore monumentale.

Con il termine “graffito” si è ormai perso il significato originale di “pittura murale eseguita con una punta di ferro su una superficie opportunamente intonacata in modo che ad uno strato si sovrapponga uno o più strati di colore diverso”, e comprendiamo invece tutte le scritte ed i disegni eseguiti nella stragrande maggioranza con vernici, in particolare spray, e pennarelli. In rari casi troviamo anche l’utilizzo di matite, carboncini, pastelli a cera, gessetti, inclusi materiali anomali come rossetti per le labbra e smalto per unghie.
Prendendo in esame il caso principale dei graffiti eseguiti a spray (più del 50% dei graffiti urbani), e a pennarello, dobbiamo osservare per prima cosa il meccanismo di deposito, per intervenire correttamente sia con mezzi preventivi, sia per le operazioni di pulitura.
•         Vernici spray – Si tratta di un caso particolare di vernice, in cui il pigmento è miscelato con una resina termoplastica, veicolata da un solvente volatile (idrocarburi leggeri come butano e propano dopo il bando dei CFC).
•         Pennarelli – Anche qui abbiamo un pigmento disperso in un solvente, però con quantità ridotte di resina rispetto alle vernici, cosa che rende il medium meno viscoso e più penetrante, dato che il solvente è assorbito per capillarità, ed il pigmento con esso.
In entrambi i casi i pigmenti sono dispersi in solventi ad elevata volatilità, ma nel caso dello spray la vaporizzazione del solvente all’uscita dell’ugello riduce la penetrazione del pigmento nella porosità; nel caso della veicolazione dal feltro del pennarello si ha una forte penetrazione nella porosità della pietra o dell’intonaco, con trascinamento del pigmento nei pori, e conseguente difficoltà di rimozione, a volte insuperabile, dato che l’intervento di pulitura con solventi spesso comporta il trascinamento del pigmento in zone ancor più profonde, con la permanenza di aloni. Questa considerazione sulla facilità di rimozione è confermata dai risultati ottenuti da uno studio ICR [1] e ICCROM [2] sull’efficacia dei protettivi al momento della rimozione: per tutti i prodotti esaminati la rimozione dello spray, sia su marmo che su travertino, è accettabile, mentre i problemi si manifestano per la rimozione dei pennarelli.

Requisiti e selezione di un antiscritta

Gli antiscritta devono rispettare i canoni imposti a tutti i sistemi di trattamento delle superfici monumentali, e quindi:
-  Durabilità_ L’efficacia deve essere mantenuta per un periodo di tempo ragionevole, per ridurre gli interventi di manutenzione, e quindi i costi.
-  Resistenza all’invecchiamento ed inerzia verso il supporto trattato.
Assenza di sottoprodotti dannosi che possano formarsi nel tempo (questo porta ad escludere prodotti su cui siano stati riscontrati attacchi microbiologici, come quelli a base di polisaccaridi, PSS 20 della All-Remove, o a base di silossani, Funcosil della Remmers [3]).
-  Facile rimovibilità del graffito (non solo una reversibilità teorica)
-  Assenza di variazioni cromatiche
-  Bassa tossicità ed impatto ecologico
-  Basso costo
Per una corretta valutazione di un prodotto dovranno essere raccolte informazioni:
  • dalle schede tecniche e di sicurezza dei singoli formulati commerciali;
  • dai risultati dei test condotti sui singoli formulati;
  • dai risultati dei test condotti sulle interazioni tra i singoli formulati ed i diversi supporti (riduzione di permeabilità al vapore acqueo, colore,…);
  • dalla casistica di applicazione ed i risultati ottenuti nel tempo.
Linea antiscritta CTS: Art-Shield 1

C.T.S., operando esclusivamente nel settore monumentale, offre diversi formulati (Art-Shield 1, oggetto di questo articolo, ed i fluorurati Fluoline HY e Fluoline PE, che saranno sotto i riflettori in un futuro Bollettino), tutti e tre sacrificali e applicabili su tipologie di pietra a diverso livello di porosità, e anche con diversi livelli di impatto estetico.
Sia Art-Shield 1 che l’elastomero fluorurato alla base del Fluoline HY erano già stati individuati nel 2004 nel citato studio ICR/ICCROM [1,2] come soluzione idonea alla protezione di materiali lapidei. Tale studio riporta dati di variazione cromatica e di capacità protettiva, su marmo e travertino, prima e dopo invecchiamento artificiale.
La validità di questi principi attivi è confermata dalle recentissime Linee guida per la rimozione di scritte deturpanti da superfici architettoniche, messe a punto dalla Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell’Emilia Romagna, dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici per le province di Bologna, Modena e Reggio Emilia, dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia Romagna, e dal Comune di Bologna.
Le Linee guida sono state definite al termine di uno studio articolato che ha compreso:
  • una classificazione delle tipologie di imbrattamento
  • una schedatura ed una creazione di una banca dati
  • una sperimentazione condotta su vari cantieri-studio con l’individuazione dei materiali ottimali per la rimozione e successiva protezione.
I risultati, raccolti nel volume “Contro il vandalismo grafico”, sono anche scaricabili dal sito ufficiale [5] che vi invitiamo a consultare, e confermano che per la particolare tipologia delle superfici architettoniche bolognesi (arenarie, laterizi, intonaci), di elevata porosità, si sono ottenuti i migliori risultati nella fase di protezione operando con un copolimero fluorurato elastomerico ad alto peso molecolare in solvente. Si tratta del principio attivo del protettivo Fluoline HY, che presenta anche il vantaggio di un basso impatto cromatico. Nel caso di pietre chiare poco assorbenti, legno e metalli, è invece opportuno orientarsi su emulsioni acquose di polimeri paraffinici, come l’Art-Shield 1.

Nel lavoro di selezione dei principi attivi, C.T.S. aveva escluso l’utilizzo di antiscritta a base di silossani o alchilalcossisilani, peraltro ottimi idrorepellenti, per lo scarso effetto barriera nei confronti dei prodotti a base solvente come i pennarelli. I prodotti commerciali hanno generalmente un buon effetto cromatico, ma la loro irreversibilità è stata sottolineata anche dal citato studio dell’Istituto Centrale (Imagine “0” IR 200 della IRCA, BS-28 della Wacker e Guardian della Zernike, Funcosil della Remmers).

Art-Shield 1 deve il suo effetto barriera alla formazione di una pellicola trasparente, sottile ed aderente che riveste i pori delle superfici trattate, e impedisce ai graffiti di penetrare in profondità nel supporto.
La tipologia di cera rende il trattamento a basso effetto cromatico e stabile chimicamente, al contrario di prodotti a base di cere naturali, che oltre a presentare scarsa efficacia al momento di rimuovere la scritta, danno problemi di degrado nel tempo (B-Wax della All-clean).
Prodotti similari (PMC 20 della CIR, G-Pro della Mega Corp., Wallgard Graffiti Barrier della Mapei e AGS Grafficoat 3 della Tensid) hanno dato maggior effetto di alterazione cromatica nello studio ICR sopra menzionato.
In uno studio condotto dalla Sovrintendenza ai Beni Culturali del Comune di Roma con il coordinamento scientifico dell’Istituto Centrale del Restauro [4] sono stati messi a confronto 6 prodotti antiscritta a base di diversi principi attivi, e Art-Shield 1 è risultato essere il protettivo migliore per la rimozione di vernici spray e a pennarello da marmo, tufo e peperino. Per il laterizio si è dimostrato efficace solo se la scritta veniva eseguita a spray, forse per il potere assorbente nei confronti del pennarello: di fatto nessun antiscritta si rivelava efficace in questa situazione. Su travertino il miglior prodotto è invece risultato essere un altro prodotto a base paraffinica, OFF A/700 della Agep.
Gli altri prodotti, tutti contenenti fluoro, non hanno dato risultati accettabili.

La tabella sottostante riassume i risultati dello studio:

                                          Marmo         Travertino          Tufo        Peperino       Laterizio
OFF A/700 (Agep)                   -                    ++/+                 -                  -                    -
Akeogard CO (Syremont)        
-                       -                    -                  -                    -

Fluorophase 3 (Phase)           
 -                       -                    -                  -                    -
 Prostone (Pelicoat)                 -                       -                    -                  -                    -
Protectosil (Degussa)
               -                       -                    -                  -                    -
Art-Shield 1 (CTS)               
  ++                      -               ++/+++           +++               +++/-


Nel caso del doppio risultato il primo si riferisce alla spray, il secondo al pennarello.

Art-Shield 1 presenta ottima reversibilità: per la rimozione delle scritte possono presentarsi due casi:

Da superfici non protette                   Art-Shield 4, rimotore in gel pronto all’uso,
a da Art-Shield 1                                base di solventi a bassa tossicità e tensioattivi

Da superfici                                       Acqua calda (oltre gli 80°C) a bassa pressione
preventivamente protette                oppure, dove non ce ne fosse la possibilità, con
 con Art-Shield 1                                Art-Shield 4

Art-Shield 1 è l’antiscritta più noto ai restauratori italiani, dato che da quasi vent’anni è presente sul mercato, e che è stato applicato su monumenti quali il Duomo di Milano, la Basilica di San Giovanni e l’Ara Pacis a Roma, la Fontana del Nettuno a Napoli. Dal 2003 è stato selezionato ed applicato per la protezione dei più importanti monumenti di Madrid, e dal 2006 di quelli di Bilbao e di molti altri in tutta la Spagna.

Bibliografia
1.    
Vigliano G. “Graffiti e antigraffiti” Bollettino ICR 1, (2001). http://iscr.beniculturali.it/index.php?option=com_content&task=view&id=14&Itemid=16

2.    
Borrelli E., Moreno Caballero B., Vigliano G.; “Progetto Axum – Sperimentazione prodotti antigraffiti” ICCROM, 2000.

3.    
Krumbein W.E. “Graffiti and antigraffiti – An appraisal” International Workshop on conservation of Architectural Surfaces: stones and wall covering, Venezia (1992).

4.    
Cardilli L., Cancelieri C., Bernardini C.; “Graffiti e antigraffiti: sperimentazione su pietre all’aperto in contesto urbano e verifica in laboratorio”, Atti del Congresso “Lo stato dell’arte 2”, Genova, 27-29 Settembre 2004.

5.    
www.emiliaromagna.beniculturali.it/index.php?it/221/linee-guida-vandalismo-grafico
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