1/1 Lavori in corso - I vantaggi della lunga protezione

13/01/05

È in corso la campagna di monitoraggio di alcuni cantieri che hanno visto applicato il consolidante-biocida Bio Estel. Dai risultati ottenuti in una prima indagine la protezione impartita alle superfici lapidee ha permesso di mantenere sotto controllo l’attacco biodeteriogeno, nonostante le situazioni prese in esame fossero estreme (dilavamento dalle piogge associato al posizionamento dei monumenti in prossimità di parchi, boschi, aree verdi).
 
Tutto è partito nel 1994, quando fu messo a punto, al termine di una ricerca effettuata in collaborazione tra CTS, R&C Scientifica e la Soprintendenza per i Beni Ambientali Architettonici del Lazio, un consolidante contenente una miscela di principi biocidi, che al termine della reazione rimanevano "ingabbiati" nella matrice silicea di neo-formazione, e che ne impediva il dilavamento.

I principi attivi biocidi potevano così esplicare la loro azione protettiva nel tempo
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Il prodotto, denominato Bio Estel, ha incontrato largo favore tra gli addetti ai lavori, ed è stato utilizzato per la protezione di numerosi monumenti.

Naturalmente una delle domande ricorrenti, sia da parte dell’utilizzatore finale che delle direzioni dei lavori è quella relativa alla durata di un trattamento di questo tipo. E’ logico infatti chiedersi quando programmare un intervento manutentivo, oppure che garanzie poter fornire alla proprietà o alla direzione dei lavori riguardo la bontà del lavoro svolto. Purtroppo i lavori in letteratura finalizzati a fornire risposte in questo campo sono pochissimi, e tutti prendono in considerazione il solo principio attivo, mai bloccato da una matrice silicea come quella del Bio Estel. Per questo al fine di determinare la validità del prodotto è stato effettuato un monitoraggio volto a verificare l’esistenza di questa protezione anche a distanza di anni.

Tra questi monumenti si sono selezionati quelli che presentavano le peggiori situazioni per esposizione alle intemperie e per la vicinanza di vegetazione, dalla quale si potesse avere un costante attacco biologico.


 Per ciascun monumento si sono effettuati esami visivi delle superfici, corredandoli con fotografie e riportando una descrizione della situazione. Sono stati prelevati campioni biologici dalle superfici, e sono state determinate le Unità Formanti Colonie (UFC) per funghi e batteri.

Fontana del Maderno di Villa Torlonia – Frascati (Roma)
– A distanza di 7 anni dall’intervento di restauro si osserva una ricrescita di vegetazione algale sulle superfici soggette al continuo dilavamento delle acque della fontana, in particolare sulle superfici orizzontali e di ristagno, mentre non si ha alcun tipo di ricrescita sulle superfici esposte alla sola pioggia.

Non essendo stato effettuato alcun intervento di manutenzione si può supporre che il particellato trasportato dalle acque o dal vento si sia stratificato sulle superfici di scorrimento trattate, isolando così il principio biocida e schermandone l’effetto. Si è costituito quindi un substrato su cui è avvenuta la ricrescita.

Pieve del Monte del Tesoro – Brisighella (Ravenna)
– Le diroccate mura perimetrali della Pieve, in arenaria locale, furono trattate con Bio Estel in considerazione della posizione critica (sul crinale dell’Appennino Tosco-Emiliano). Una tettoia costruita per proteggere l’area dal dilavamento era crollata sotto il peso della neve. Non si osserva alcuna ricrescita a distanza di 5 anni dall’intervento, nonostante che le pietre e la malta che le unisce siano soggette a fenomeni di risalita capillare ed elevati tassi di umidità, nonché ad un continuo attacco dal bosco circostante. L’intensità dell’attacco è percepibile anche dalla condizione dei lenzuoli in tessuto non tessuto posizionati in alcune parti delle rovine, che risultano completamente attaccati da biodeteriogeni.
 

Monumento ai caduti di Spoleto (Perugia)
– Il monumento in travertino mostra alcuni punti di attacco in corrispondenza delle superfici orizzontali e delle cavità tipiche della pietra che lo costituisce. Come nel caso della fontana il particellato atmosferico si è stratificato su queste zone, isolando così il principio biocida e schermandone l’effetto. Inoltre il travertino, piuttosto compatto, ha assorbito una quantità di Bio Estel piuttosto bassa.
Le pietre sono soggette al dilavamento della pioggia e ad elevati tassi di umidità, nonché ad un continuo attacco di microrganismi dal bosco circostante.

Mausoleo di S. Elena a Roma
– Dopo 4 anni dal trattamento non si osserva alcuna ricrescita, nonostante che i laterizi e la malta che li unisce siano soggetti a fenomeni di risalita capillare ed al dilavamento della pioggia, nonché ad un continuo attacco dal prato vicino. Non si ha nessuna ricrescita nemmeno nel canale di raccolta delle acque piovane che circonda il Mausoleo. Si nota invece una massiccia crescita algale su di in muretto in laterizi e ciottoli costruito due anni fa con lo scopo di delimitare l’area, e non trattato con Bio Estel.
                                  

Chiesa di S. Maria in Montedoro – Montefiascone (Viterbo)–
La Chiesa è circondata da un prato ed è vicina ad un bosco. Al momento del restauro le superfici lapidee erano completamente ricoperte da alghe, licheni e batteri, che risultano ad oggi pressoché assenti nonostante l’esposizione al dilavamento della pioggia.
                                                                                             

Castello di Rovereto (Trento) –
L’intervento con Bio Estel su di una precisa zona delle mura costituisce una specie di test realizzato in collaborazione con il Servizio Beni Culturali della Provincia Autonoma di Trento, dopo aver riscontrato la ricrescita di microorganismi e piante in altre zone delle mura del castello precedentemente restaurate. L’assenza di ricrescita osservata visivamente è confermata dai dati numerici delle UFC.


                                                        
QUADRO RIASSUNTIVO CONTROLLI TRATTAMENTI "BIO ESTEL"
 

Cantiere                                                                                     Data del trattamento                    CBT(1)  (UFC*/cm2)                    CFT(2) (UFC/cm2)
  
Fontana del Maderno di Villa Torlonia (RM)                                            1995                                              22                                          9
Soprintendenza per i Beni Ambientali Architettonici del Lazio 

Pieve del Monte del Tesoro - Brisighella - (RA)                                      1997                                              27                                         10
Soprintendenza Beni Archeologici dell'Emilia-Romagna  

Monumento ai caduti di Spoleto (PG)                                                       1998                                              23                                          41 
Soprintendenza B.A.A.A.S. dell'Umbria

Mausoleo di S. Elena a Roma                                                                     1998                                              2                                            2   
Soprintendenza Beni Archeologici del Lazio 

Chiesa di S. Maria in Montedoro Montefiascone (VT)                            1999                                              8                                             6
Soprintendenza per i Beni Ambientali Architettonici del Lazio 

Castello di Rovereto (TN)                                                                            2000                                             32                                           8  
Servizio Beni Culturali della Provincia Autonoma di Trento
 
(1): Carica Batterica Totale secondo Normal 9/88.
(2): Carica Fungina Totale secondo Normal 9/88.
*: Unità Formanti Colonia.

I risultati confermano una sorprendente efficacia protettiva, anche nelle situazioni di elevata pressione microbiologica esterna, che permette di ridurre notevolmente gli interventi di manutenzione, e di conseguenza anche i costi.
Possiamo affermare che a distanza di 5-7 anni il prodotto presenta sicuramente ancora un’efficacia protettiva elevata. Si prevede di effettuare nel corso del 2005 (a distanza quindi di 3 anni dal primo), un secondo ciclo di monitoraggio per capire fino a che punto, e per quale tipologia di pietra e di esposizione, si può estendere tale protezione.
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