30.2 Lavori in Corso - PLM: gli esami non finiscono mai…

23/04/12

Vogliamo portare a conoscenza i risultati di due studi mirati alla valutazione delle malte da iniezione, che non hanno avuto grande risonanza, nonostante l’argomento sia di estremo interesse e scarsa la letteratura al riguardo; uno perché pubblicato in una rivista di scarsa diffusione, per quanto internazionale, l’altro perché non ancora pubblicato.
In entrambi gli studi abbiamo rilevato con piacere che le malte PLM erano state inserite tra quelle prese in esame.

Nel primo lavoro [1], condotto da un team di ricercatori del Getty Conservation Institute e pubblicato sulla rivista dell’International Institute of Conservation, Reviews in Conservation, le prove comparative erano molteplici.
La finalità del lavoro era infatti quella di valutare le prestazioni delle malte da iniezione più utilizzate dai restauratori in tutto il mondo, e di mettere a punto un protocollo di analisi, selezionando tra i vari metodi quelli che potessero dare le informazioni più utili. Gli autori escludevano dall’esame le malte a base di cemento usate per i rinforzi strutturali delle murature, restringendo il campo alla riadesione ed il consolidamento delle pitture murali, intonaci e mosaici.
Lo studio partiva infatti da una approfondita disamina della letteratura, in modo da offrire una panoramica sulle tecniche finora utilizzate dagli studiosi di tutto il mondo.
Tra le proprietà indagate riassumiamo: la buona iniettabilità, legata alla fluidità/viscosità, e quindi il livello di penetrazione, l’assenza di sedimentazione e separazione degli inerti, il ragionevole tempo di presa, la capacità di svolgere la presa in assenza di aria e in ambienti costantemente umidi, la bassa tossicità e la buona lavorabilità.
Nello studio venivano evidenziate alcune difficoltà nella standardizzazione dei metodi, per esempio nella scelta del metodo per determinare la fluidità, metodo nato per malte molto più viscose di quelle da iniezione.
Altro punto focale dello studio, è stato la valutazione delle proprietà meccaniche, non solo di resistenza a compressione, che è il parametro più noto, ma anche di adesione. Una critica viene rivolta in generale al modo della ricerca, dato che quasi sempre ciascuno utilizza le procedure (di preparazione, stagionatura,….) della normativa del proprio paese, cosa che rende problematico il confrondo dei dati.
E’ con grande soddisfazione avere appreso da una delle autrici, nella sua relazione tenuta a Londra al convegno "Filling the Void” organizzato nel 2009 dall’ICON, che le malte PLM hanno dato buoni risultati, e aspettiamo di veder pubblicati i risultati ottenuti nella seconda parte della ricerca.  

Il secondo studio [2] non riguarda solo le malte da iniezione, ma anche consolidanti polimerici iniettabili all’interno delle murature con analoga finalità, ed è la continuazione di una sperimentazione condotta nel 2004 [3].
In questa ricerca veniva creata all’interno di un cilindro in plexiglass una situazione simile a quella che si può trovare in una muratura decoesa o in un muro a sacco: frammenti di pietra e inerti più fini. Nel cilindro veniva colata una soluzione diluita di resina in acqua, quindi la malta da iniezione.
I prodotti polimerici studiati sono stati resine poliuretaniche (Akeogard AT35), acriliche (Acril 33, Acroterio e Acrisil 201), fluorurate (Akeogard PU), silossaniche (Stoprim Micro), caseinato di calcio e poliossazoli (Aquazol 500), oltre a prodotti non polimerici come l’idrossido di bario ed il silicato di potassio (Keim Spezial-Fixative).
Tra le malte da iniezione sono state applicate la PLM-M, la PLM-AL ed il Microlime Novecento.
Dopo una prima fase dove sono state confrontate varie percentuali di impregnanti e varie tecniche applicative, sono stati selezionati i migliori prodotti, che sono risultati l’Acril 33 ed i due Akeogard. Questi ultimi sono stati però scartati per il loro costo elevato e perché mai testati per questo tipo di applicazione (ed oggi aggiungerei che questi prodotti sono ormai usciti di produzione).
Tra le malte la scelta è caduta sulla PLM-M, che ha la diffusione più capillare, e così lo studio si è sviluppato nella direzione di determinare, per l’accoppiata Acril 33/PLM-M, le migliori condizioni operative. Gli autori comunicano poi che in future ricerche altri impregnanti ed altre malte verranno messe a confronto con i migliori prodotti individuati finora.      


Bibliografia

1. Biçer-Simsir, B., Griffin I., Rainer L., Palazzo-Bertholon B., "
Lime-based injection grouts for the conservation of architectural surfaces”, Reviews in Conservation, vol. 10, pp. 3-17, 2009.
2. Doglioni, F., Mirabella Roberti, G.,Guadagnin, A.; "Sperimentazione di tecniche e prodotti per il consolidamento di murature decoese a piu’ paramenti”. Project Report. RELUIS - Rete dei Laboratori Universitari di Ingegneria Sismica, Venezia. (2006) (non pubblicato)
3. Doglioni, F.,Mirabella Roberti, G.,Guadagnin, A.; "Sperimentazione di materiali consolidanti applicati a nuclei decorsi di murature a più paramenti”, in: Dalla conoscenza e dalla caratterizzazione dei materiali e degli elementi dell’edilizia storica in muratura ai provvedimenti compatibili di consolidamento. Edizioni del Politecnico di Milano - DIS, Milano, (2004)pp. 85-96
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