34.1 Lavori in Corso - La debolezza del Moai

16/04/13

Lo sguardo fisso nel vuoto, delle origini misteriose, l’idea di solitudine legata all’Isola di Pasqua, il lembo di terra abitata piùlontana da ogni altra propaggine di civiltà: tutto questo dà ai Moai un senso di eternità.
La realtà è ben diversa: la pietra, un tufo vulcanico molto poroso, soffre di un degrado con distacchi superficiali, dovuto all’erosione eolica e all’aria salmastra, e a questi fenomeni si aggiungono gli effetti di un potente attacco lichenico.
Le autorità cilene (National Center for Conservation and Restoration of Chile - CNCR), ben consce della situazione, avevano già condotto una serie di studi, ma gli interventi che si erano alternati fin dagli anni ‘60 non erano stati del tutto soddisfacenti, proprio sotto il profilo biologico.  

E’ sorta quindi l’esigenza di effettuare un trattamento consolidante e protettivo, con particolare attenzione alla ricrescita di microrganismi. 

Il Consejo de Monumentos Nacionales cileno ha affidato lo studio preliminare alla scuola Lorenzo de’ Medici, nella persona del Professor Lorenzo Casamenti, con la speciale deroga a poter far uscire dall’Isola dei frammenti di Moai per le analisi.
Queste sono state condotte nei laboratori R&C Lab di Altavilla Vicentina, ed hanno permesso sia di identificare i microrganismi protagonisti dell’attacco, sia la migliore miscela di principi biocidi che ne permetta l’eliminazione.
In collaborazione con Leonardo Borgioli dell’Ufficio Tecnico CTS è stata elaborata una metodologia di intervento per il moai denominato Hature Huke, basata su una successione di trattamenti che partono dall’applicazione di un biocida ad ampio spettro, individuato nel Biotin T, seguita dalla rimozione meccanica tramite spazzolatura e bisturi dei microrganismi ormai disattivati.              

Al termine della fase di pulitura si procederà con l’applicazione del consolidante ad effetto biocida preventivo, l’ormai noto Bio Estel New, a base di silicato d’etile e di un cocktail di molecole con un ampio spettro di azione.
Dopo un intervallo di 1 mese per la completa reazione del consolidante, sempre necessario per i consolidanti a base di silicato d’etile, verrà applicato un protettivo idrorepellente che riduce l’assorbimento d’acqua una volta che il manufatto sarà nuovamente esposto agli agenti atmosferici.
Tale protettivo è stato individuato tramite una serie di test di confronto con altri prodotti. Si tratta del Fluoline HY, a base di elastomeri fluorurati a solvente, che ha proprietà di elevata idrorepellenza e riaggregazione superficiale. Il prodotto era stato oggetto di studi da parte del CNR-ICVBC, che ne avevano evidenziato la stabilità alla luce e la proprietà di essere perfettamente rimovibile in solvente, anche dopo invecchiamento (M. Camaiti, L. Borgioli, L. Rosi; "Photostability of innovative formulations for artworks restoration” La Chimica e l'Industria, novembre 2011).
Vi terremo aggiornati nei prossimi numeri del Bollettino CTS sul procedere di questi trattamenti.      


Nota: Lorenzo Casamenti non è nuovo ad interventi in località remote: tra i vari cantieri in giro per il mondo ricordiamo solo quelli dei dipinti murali nella cattedrale cattolica di New Delhi e nella chiesa di S.Francesco a Dehradun, nel nord dell’India, ed anche quello relativo al complesso marmoreo e bronzeo in Piazza Italia a Mendoza, in Argentina.
-
-
-