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39.2 Chimica e Ricerca - AgarArt: ne sappiamo di più!

39.2 Chimica e Ricerca - AgarArt: ne sappiamo di più!

29/08/14

Quando anni fa l’agar-agar fu introdotto nei nostri listini, non si conoscevano molte sue proprietà. Progressivamentre il prodotto fu sottoposto ad una analisi sotto il profilo applicativo, selezionando tra i tanti tipi di agar presenti sul mercato, quello che per il nostro settore fornisce le migliori caratteristiche, ovvero elevato potere pulente e facile rimovibilità: l’AgarArt era nato! Oggi possiamo aggiungere alle centinaia di applicazioni pratiche condotte in tutto il mondo, anche importanti riscontri scientifici. Il primo ci arriva dai laboratori del CNR-ICVBC di Milano, in collaborazione con il Dipartimento di Scienza dei Materiali, Milano-Bicocca, e l’INOE di Firenze, a seguito di alcune osservazioni dei restauratori Anzani e Rabbolini di Aconerre [1]. Si affronta la determinazione della rimozione di sali dalla pietra d’Angera, una pietra porosa (16-21%), molto usata nelle architetture del nord-Italia. Su un capitello di tale pietra sono stati testati gel di AgarArt all’1%, applicati come soluzioni ancora fluide alla temperatura di 50-60°C, lasciate gelificare sulla superficie, oppure come gel già formati, ed infine come gel triturati con un mixer. Una seconda serie di test ha previsto l’applicazione di gel preformato, ma a diversi livelli di concentrazione (dall’1 al 4%). La quantità di sali è stata determinata tramite Cromatografia Ionica (CI) e Spettrometria di Emissione Atomica al plasma accoppiato induttivamente (ICP-AES). Le rilevazioni con le due tecniche mettono entrambe in evidenza la forte presenza di solfati, fatto normale dovuto alla solfatazione in un ambiente inquinato come quello di Milano, da cui proviene il capitello su cui sono state effettuate le prove. Il dato operativo che più ci interessa, relativo alle diverse metodologie applicative, ci dice che i sistemi di applicazione a caldo, e con il gel triturato, sono più efficienti rispetto alle applicazioni di gel preformati. L’altro dato fondamentale è quello che collega l’aumento di concentrazione dell’AgarArt con la capacità di estrarre i sali, ancora una volta solfati di calcio e sodio, con buona presenza di magnesio, essendo la pietra d’Angera una dolomite. Infatti se il gel all’1% estrae una quantità molto bassa di sali, questa aumenta notevolmente passando al 2%, poi al 3 ed infine al 4%. Lavorare con percentuali ancora maggiori complica l’applicazione e la rimozione del gel, e quindi non sono state prese in esame concentrazioni superiori al 5%.  

L’altro importante studio [2], che ha avuto anche una risonanza internazionale, è stato recentemente pubblicato sulla rivista Heritage Science, ed è stato condotto dal Politecnico di Milano in collaborazione con i restauratori pionieri delle puliture agar: Anzani e Rabbolini di Aconerre, in occasione della pulitura dell’apparato lapideo del Tornacoro nel Duomo di Milano (Foto 1). Sono stati valutati gli effetti sulle superfici marmoree di gel di agar con concentrazioni tra l’1 ed il 4%, addittivati all’1% con varie sostanze (Tween 20, EDTA, citrato d’ammonio, poliaspartato di sodio), con tempi di contatto che andavano dai 15 ai 120 minuti. Le analisi (colorimetriche, FTIR, XRD), sono state effettuate prima e dopo i test di pulitura al fine di individuare eventuali danneggiamenti della superficie lapidea. I marmi presentavano sia finiture diverse, più o meno liscie, sia livelli di sporco diversi, dovuti anche all’inclinazione delle superfici. Sulle superfici verticali era più visibile uno strato più aderente giallo-bruno, dovuto ai residui di vecchi trattamenti a cera, che nelle zone orizzontali era ricoperto da uno strato incoerente grigio di polveri, composte principalmente da gesso, nitrati e silicati.   Informazione interessante: lo zolfo è stato riscontrato solo in questo strato esterno, segno che non è in corso una solfatazione del marmo stesso, al contrario di quanto avviene per i marmi delle superfici esterne del Duomo. Le misure FTIR hanno evidenziato la rimozione pressochè totale del gesso e dei nitrati: i picchi relativi non sono più osservabili, mentre questo non accade con una pulitura effettuata con solo acqua demineralizzata. Questo fenomeno può essere spiegato con una rideposizione dei sali operando con i tamponi di cotone, che non sono capaci di assorbire completamente ciò che viene disciolto. I materiali disgregati vengono parzialmente assorbiti all’interno del gel, in parte rimangono all’interfaccia gel/marmo; una volta rimosso il gel risultano però facilmente rimovibili con una leggera azione meccanica, passando sulla superficie una spugna inumidita. I vari additivi non variano sostanzialmente il livello di pulitura. Il risultato di ottimizzazione della procedura ha portato a lavorare con tempi di contatto di 1 ora, con un gel di AgarArt al 3%, applicato dopo aver nebulizzato sulla superficie acqua demineralizzata con 1% di Tween 20; questo additivo permette una più omogenea rimozione dei residui insolubili rimasti sulla superficie. L’applicazione del metodo su larga scala ha richiesto la verifica di tutti i parametri di valutazione: densità, spessore dello strato di gel, tempi di posa, in base alle specifiche caratteristiche morfologiche e di conservazione del materiale lapideo  trattato.                                                                              
Bibliografia  
1)     Sansonetti A., Casati M., Striova J., Canevali C., Anzani M., Rabbolini A.; A cleaning method based on the use of agar gels: new tests and perspectives”  12th International congress on the deterioration and conservation of stone. New York; 2012. 
2)     Gulotta D., Savielllo D., Gherardi F., Toniolo l., Anzani M., Rabbolini A., Goidanch S.; “Setup of a sustainable indoor cleaning methodology for the sculpted stone surfaces of the Duomo of Milan”, Heritage Science, 2014, 2:6.
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