3/1 Lavori in corso - Un buon cocktail

30/06/05

Nella scelta di un consolidante per materiali lapidei decoesi influiscono molti parametri, dalla tipologia del manufatto alle condizioni ambientali. Attualmente il silicato d’etile occupa un posto predominante, per i molti vantaggi che presenta, e nonostante le difficoltà che insorgono talvolta nel corso dell’applicazione in cantiere. La presenza di sali o le avverse condizioni termoigrometriche possono diventare ostacoli insormontabili all’utilizzo di questo prodotto, e sono questi i casi che indirizzano la scelta verso consolidanti organici, ossia polimeri dispersi in solventi.
L’applicazione di questa seconda classe di consolidanti deve essere effettuata con particolare cautela, giocando sulle concentrazioni e sulla tipologia del solvente, per non incappare nella formazione di un film superficiale.

Un polimero a solvente presenta come pregio primario una elevata adesione, unita alla capacità di saldare fratture di dimensioni maggiori ai 50-100 micron, cosa impossibile per tutti i consolidanti inorganici, dal bario idrossido, all’ossalato di ammonio all’acqua di calce. Gli stessi limiti mostra il silicato d’etile.
Altro aspetto positivo dei consolidanti organici è che esplicano generalmente il loro effetto consolidante in tempi brevi (dopo evaporazione del solvente). Non è quindi necessario, ad esempio, aspettare le 3-4 settimane necessarie per il silicato d’etile, o ripetere più volte il trattamento come richiesto dall’acqua di calce.

Litotipi come arenarie a matrice camitica (es. Pietraforte), calcari marnosi (rocce carbonatiche con elevato contenuto di minerali argillosi, es. calcare del Monte Antola) mostrano particolari processi di degradazione caratterizzati da fenomeni di scagliatura, esfoliazione e fratturazione, che rendono quindi preferibile l’utilizzo di consolidanti polimerici, dotati di potere adesivo.

Le diverse proprietà adesive di alcuni prodotti (silicato di etile, resine acriliche e fluoroelastomeri) sono state valutate, nei laboratori del C.N.R. (ICVBC) di Firenze, proprio sul calcare marnoso del Monte Antola, una roccia carbonatica avente un alto contenuto di minerali argillosi ma bassa porosità (3-4%), le cui scagliature e fratturazioni profonde non danno però luogo a variazioni notevoli di porosità.
È proprio l’elevata percentuale di materiale argilloso che porta, a seguito del fenomeno di assorbimento-desorbimento d’acqua, alla sfogliatura e alla scagliatura della superficie. Questo è un tipico caso in cui il silicato d’etile non dà risultati soddisfacenti. Un prodotto con elevato effetto idrorepellente riduce il fenomeno di assorbimento d’acqua e conseguentemente il procedere del degrado.
Lo studio è stato effettuato in concomitanza con il restauro dell’Abbazia di S.Maria in Valle Christi, a Rapallo, interamente costruita in calcare del vicino Monte Antola.
Tra i prodotti sperimentati il Fluormet CP (blend fra una resina acrilica e un fluoroelastomero) ha mostrato buone proprietà adesive, paragonabili a quelle di altre resine acriliche, pur usando un metodo di applicazione più semplice e rapido (spruzzo anziché pennello). Ciò ha permesso di ottenere l’effetto adesivo in tempi brevi, benché siano state usate soluzioni diluite.

Inoltre a confronto degli altri prodotti testati (Paraloid B-72, Wacker OH, Akeogard LTX, Safe Stone), il Fluormet CP si è rivelato come il meno influente sul colore (variazioni di colore DeltaE tra 1 e 2, quindi impercettibili alla vista), e dotato di buona efficacia protettiva.

I risultati ottenuti sembrano quindi unire le qualità adesive dell’acrilico alla reversibilità ed assenza di “lucido” tipiche dei fluoroelastomeri.

L’elevata reversibilità del prodotto in solventi polari permette l’immediata rimozione nel caso si siano formati accumuli superficiali con conseguenti fenomeni di “lucido”.
  
Fluormet CP è solubile, oltre che in acetone, anche in etile acetato, butile acetato, metiletilchetone (MEK), aromatici, Dowanol PM.

Naturalmente le elevate dimensioni molecolari del Fluormet CP non consentono elevate profondità di penetrazione, come si può osservare dalle prove di resistenza alla perforazione della pietra di San Marino, una calcarenite quarzoso feldspatica. L’aumento di resistenza meccanica è in questo caso localizzato entro i primi due millimetri dalla superficie.

Fluormet CP è stato applicato, nel corso del 2005, su diverse situazioni problematiche che vedevano il particolare tipo di degrado sopra descritto, come ad esempio nel restauro di una copia di una statua di Matteo Civitali, realizzata alcuni anni fa e posizionata all’esterno della Chiesa di S.Michele a Lucca.  

Si ringrazia la ditta Dini Restauri e la Soprintendenza ai Beni Architettonici di Lucca e Massa Carrara nella persona della Dottoressa D’Aniello e della Dottoressa Filieri per l’autorizzazione alla pubblicazione in questo numero del Bollettino CTS delle foto sotto riportate.


Per saperne di più  
  • V. Passarello, M. Camaiti, R. Canova, F. Fratini; "The decay of marly-limestones: individuation of the products for their conservation" dagli atti del convegno "Art & Chimie - Les polymers", Paris, October, 15-16, 2002.
  • M. Camaiti, F. Fratini, V. Passarello, U. Tonietti “Consolidamento di materiali lapidei con prodotti organici: recupero della coesione ed inconvenienti”, Incontro Tecnico, Fiera del Restauro di Ferrara, 27 Marzo 2004.
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