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4/2 Formazione & Informazione - La certificazione “fai-da-te”

4/2 Formazione & Informazione - La certificazione “fai-da-te”

21/09/05

L’arte di arrangiarsi non è solo l’italica deformazione resa immortale dai personaggi di Totò e Alberto Sordi, ma qualcosa che permea la società a tutti i livelli. Ed il restauro non è immune....
In una gustosa seduta di “zapping” serale ho potuto apprezzare una significativa apertura sul mondo dei cartomanti e indovini, mandato in onda da una televisione locale. Dopo l’imperdibile imbonitore “Anubi, il mago di Livorno”, una scientifica fattucchiera campana (chiamiamola Amelia, veramente non ricordo il nome!), esibiva agli occhi dei telespettatori una certificazione di sensitiva, qualunque cosa volesse dire. Purtroppo l’impietosa zummata della telecamera ingrandiva anche le cancellature fatte col bianchetto e l’incerta calligrafia del “certificatore”.
Se il pubblico dei cartomanti è “strutturalmente” prono a farsi infinocchiare (se credo che il mio futuro sia in un mazzo di tarocchi, perché non credere che la maga Amelia sia effettivamente certificata?), che dire della categoria dei restauratori, persone da sempre molto pratiche e, direi per deformazione professionale, abituate a “sentire” il pelo nell’uovo?
Eppure anche in questo campo, qualcuno “ci prova”.

 L’esigenza del mercato del restauro a reperire prodotti di qualità si è finora scontrata con l’assenza di organismi di vigilanza. Troppo piccolo il settore per avere una struttura di controllo, vuoi statale, vuoi come emanazione di una categoria organizzata, troppo di nicchia per rientrare in classi merceologiche superiori.
In altri campi i controlli sono molto più rigidi, e tanto per fare un esempio, nel campo medico per esercitare la professione è necessario non solo aver conseguito una laurea, ma anche aver superato un esame di stato ed essere iscritti in un albo professionale. Inoltre le ditte fornitrici dei prodotti per il settore medicale devono essere certificate secondo UNI 13485 ed. 2004.
Si potrebbe obbiettare che il raffronto con il campo medico non è sostenibile, in quanto una cosa è la salute dell’uomo, un’altra la salute di un oggetto (per quanto artistico). Ma il settore del restauro sta faticosamente percorrendo quella strada già battuta dal campo medico due secoli fa, quando i ciarlatani vendevano ancora per strada misteriose pozioni contro ogni malanno. L’uscita dall’area grigia dell’approssimazione, con tentativi, ancora non del tutto riusciti, di regolamentare la figura professionale, dovrà essere seguita da una parallela crescita per quanto riguarda la qualità della fornitura dei prodotti.
Per ora il restauratore deve districarsi tra varie ditte facendo attenzione ad alcune “trappole”.

Infatti sono sorti negli ultimi anni marchi di fantasia, normalmente caratterizzati da una grossa Q, ad imitazione del logo dell’IQNET e del CISQ, ovvero dei più importanti organismi internazionali di certificazione. Questi organismi, in base ad un rigoroso capitolato di procedure aziendali verificato anno dopo anno da ispettori itineranti, rilasciano alle ditte risultate conformi, il certificato relativo al proprio settore, che nel caso di C.T.S. Srl è l’UNI EN ISO 9001:2000. Sono queste le certificazioni internazionalmente riconosciute, anche a livello di pubbliche amministrazioni.


Ma il problema non sta nell’esibizione di una Q più o meno grossa, è molto più serio in quanto i fantasiosi creatori di marchi sono tra l’altro certificatori dei loro stessi prodotti, cosa che fa sorgere due ordini dei problemi.
  • -  Il primo è relativo alle procedure per il raggiungimento della qualità: dove sono codificate? Chi le ha codificate e perché?
  • -  Il secondo riguarda l’assunzione di responsabilità: se davanti ad un pubblico ufficiale mi autocertifico, e dichiaro il falso, sono soggetto a sanzioni amministrative che lo stato si occuperà di comminarmi una volta accertato il dolo. Ma per i prodotti per il restauro, nel caso che risulti falso quanto attestato dai certificatori/distributori, in assenza di una legge in merito, chi si occuperà di comminare una sanzione? E una sanzione di che entità?

La risposta a queste domande è che i certificatori/distributori, oltre che creatori del proprio iter qualitativo, saranno anche giudici/giuria di se stessi, con una probabile tendenza ad autoassolversi.
E’ necessario che il settore del restauro si allontani sia dalle pratiche alchemiche che dalle furbizie commerciali, per assestarsi sui livelli di alta professionalità ed assomigliare sempre meno al mondo delle fattucchiere autocertificate.
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