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4/3 Ci Sono Anch'io - Stuccare il legno (parte 1)

4/3 Ci Sono Anch'io - Stuccare il legno (parte 1)

21/09/05

Un manufatto ligneo può presentare lacune non solo per rotture dovute all’utilizzo, ma anche per l’azione di microrganismi (che rendono il legno spugnoso o friabile), e di insetti, come tarli e termiti. In casi estremi l’attacco portato da questi insetti può essere così esteso da lasciare una sottile lamina esterna appoggiata...sul vuoto!
Inoltre possono presentarsi lacune atipiche, cioè delle fessurazioni, per effetto del ritiro differenziato dovuto all’anisotropia del legno, in particolare su statue lignee realizzate su tronchi pieni. Anche se la stagionatura è stata corretta il danno può manifestarsi se l’ambiente conservativo è soggetto a forti sbalzi termoigrometrici. Su questo particolare tipo di deformazione e sulle problematiche connesse all’intervento si rimanda all’articolo contenuto nel libro “Lacuna” della Edifir.

In presenza di una lacuna nell’opera lignea un intervento tradizionale è quello dell’inserimento di un tassello di legno, con caratteristiche simili a quello originale.
Il tassello di legno ha due indiscutibili pregi: se la superficie è visibile, una oculata scelta del materiale permetterà una integrazione con una resa ottica difficilmente ottenibile con uno stucco. Inoltre, se il tassello ha una stagionatura simile all’originale (e qui sta la difficoltà!), la risposta sarà anisotropica (ossia il movimento sarà diverso radialmente piuttosto che longitudinalmente); e questo è del tutto impossibile da ottenersi con uno stucco!
Non è questa la sede per approfondire la questione relativa alle difficoltà inerenti una buona tassellatura, ma si ricorda solo la necessità di una manualità elevata, la probabile, differente risposta del tassello alle variazioni termoigrometriche, e la inevitabile perdita di parte del materiale originale.
L’accenno a questa tecnica ci serve solo per introdurre il doppio aspetto del tassello: una massa, che va a riempire la cavità, ed un adesivo che tiene vincolato il tassello al manufatto originale.
Questi due aspetti coesistono negli stucchi, che devono contemporaneamente fornire la “massa” e rimanere ancorati al manufatto, quindi possedere una certa capacità adesiva.
La composizione di uno stucco riflette questa esigenza, suddividendo i compiti tra degli inerti (bulking agents), che devono semplicemente riempire lo spazio, mentre il compito di tenere il tutto insieme è affidato a dei leganti (binders), con proprietà adesive.
Da sempre la stuccatura è stata condotta con una varietà di prodotti, derivanti solitamente dall’esperienza e dalla pratica di bottega, e solo più recentemente, con materiali introdotti dalle industrie di settore. L’indagine più approfondita su questo tipo di materiali è stata condotta da Barclay e Feller, ed il loro articolo del 1988 rimane una pietra miliare sull’argomento.
Nonostante la frequenza di questa operazione, si riscontra una pressoché totale assenza di attenzione e di discussione sui pro e i contro presentati dai vari prodotti.

Nella selezione di uno stucco deve essere valutata attentamente la possibilità che il legno stuccato sia sottoposto in futuro a movimenti, che porteranno ad uno stress sull’interfaccia della stuccatura.
Contemporaneamente dovrà essere valutata la resistenza meccanica del manufatto.
Infatti uno stucco molto rigido e tenace, inserito in un oggetto fragile e destinato a muoversi, porterà ad una rottura del manufatto stesso. In questo caso è meglio orientarsi su di uno stucco elastico e sicuramente poco adesivo, cosicché al momento del movimento si abbia un analogo movimento dello stucco, o al limite un suo distacco, al quale si potrà sempre ovviare, senza causare però danni al manufatto originale. Si parla in questo caso di stucco non-strutturale. Si tenga però sempre presente che il confine tra stucco strutturale e non-strutturale è molto labile, e dipendente dalla resistenza del legno su cui si va ad operare.
Come primo passo nella valutazione degli stucchi per legno è quindi necessario definire se lo stucco ha solo una funzione estetica oppure tendenzialmente strutturale (quindi possiede la capacità di sostenere un peso, tenere uniti due pezzi, ecc...).
Elenchiamo quindi le proprietà caratteristiche che definiscono uno stucco (in inglese filler):
  • - consistenza pastosa, che acquista durezza in un tempo ragionevolmente breve
  • - discrete proprietà adesive
  • - minimo ritiro con l’essiccamento
  • - discreta lavorabilità al termine dell’essiccamento
  • - buone proprietà di durata nel tempo
  • - inerzia chimica nei confronti del substrato

Altre proprietà che sono desiderabili, ma non strettamente necessarie, sono:
  • - facilità di utilizzo
  • - inattaccabilità da parte dei microrganismi
  • - reversibilità
  • - facilità di colorazione

A queste proprietà secondarie possono esserne aggiunte altre, a seconda del tipo di intervento: ad esempio, se si desidera integrare una cornice che dovrà poi essere dorata, lo stucco dovrà sostenere una ammannitura; se la tradizionale miscela gesso e colletta non aderisce sarà necessario modificarla, magari con l’aggiunta di resine acriliche in emulsione acquosa che ne consentano l’aggrappaggio. Un altro requisito, nel caso di utilizzo per riproduzioni in stampi in silicone, è quello di fornire una buona definizione dei dettagli. Infine (ma si potrebbe continuare elencando altri casi particolari), può essere richiesta una buona intagliabilità.

Per quanto detto sopra relativamente alle proprietà meccaniche, dobbiamo sempre valutare l’oggetto su cui si interviene e le probabili condizioni future di conservazione. Una maggiore o minore tenacità ed elasticità di uno stucco non sono quindi di per se desiderabili, ma la nostra scelta sarà orientata dalla finalità dell’intervento.


N.d.A._ In questa prima puntata sull’argomento ci soffermiamo sugli stucchi tradizionali; nella seconda parte affronteremo invece la problematica degli stucchi sintetici, e le novità nel settore.

Stucchi tradizionali - Possiamo dire che ogni materiale dotato di capacità adesive è stato sperimentato come legante, associandolo a vari tipi di cariche, come riporta ampliamente il Turco nel suo classico manuale. Questi stucchi si basano su miscele degli inerti più noti (carbonato di calcio, gesso di Bologna, caolino,…), con i classici leganti acquosi (colla di pelle, caseina, colla d’ossa), oppure con altri leganti come l’olio di lino cotto.
Ecco alcuni esempi:
  • - Colla forte (d’ossa) ed un inerte che può essere gesso da doratori, carbonato di calcio, caolino, polvere di alabastro, polvere di legno, o una miscela degli stessi
  • - Caseina ed un inerte, solitamente gesso da doratori o carbonato di calcio
  • - Stucco di gommalacca
  • - Stucco a cera d’api
  • - Stucco a olio o a vernice (mastici)

Nessuno di questi stucchi risulta soddisfacente, per vari motivi.

Gli stucchi a base proteica, come i primi due, presentano elevato ritiro, abbinato ad una scarsa adesione al supporto. Diventa così impossibile effettuare integrazioni di volumi consistenti. La durezza e rigidità di questa tipologia di stucco, che aumenta nel tempo, fa sì che con il movimento del legno si creino distacchi o crettature. Inoltre non deve essere trascurata la difficoltà di preparazione, dato che comporta la solubilizzazione a caldo della gelatina, e che una volta preparato lo stucco non può essere conservato, e deve essere utilizzato entro poche ore.
Infine l’apporto di acqua deve essere sempre preso in considerazione per supporti troppo sensibili, presenza di preparazioni, dorature,....

Lo stucco di gommalacca è utilizzabile solamente per piccolissime integrazioni. Si fonde la gommalacca precedentemente preparata in bastoncini assieme a cera d’api, che rende lo stucco più tenero, o resine naturali come la colofonia, che impartiscono invece maggiore durezza. Questa miscela viene colata nelle fessure, e fa presa rapidamente, per raffreddamento. Viene consigliata solo su superfici da lucidare poi a gommalacca.

Analogamente lo stucco a cera è molto usato per la chiusura di piccole lacune, come i fori di sfarfallamento dei tarli. La stuccatura di fessure superiori ad un paio di millimetri porta a distacchi o crettature dello stucco stesso. Può essere preparato miscelando a caldo cera d’api e carnauba, in essenza di trementina, ed aggiungendo pigmenti per raggiungere il tono desiderato. Non è strutturale, ma solo estetico. Il problema principale degli stucchi a cera è che causano una variazione tonale nella zona circostante l’integrazione, per migrazione del legante. Infatti si applica fondendo lo stucco e applicandolo a spatola. Il problema permane anche se si miscelano cariche come gesso o granulati vegetali.
A favore di questo stucco possiamo sottolineare la reversibilità, anche se la parte che è migrata impregnando l’area circostante risulterà solo parzialmente rimovibile.
  
Lo stucco a olio di lino deve contenere biacca o minio per velocizzarne l’indurimento, che è comunque lento, almeno 24 ore. La superficie deve però essere preparata applicando prima a pennello il solo olio di lino.
I mastici, dove il legante è una vernice, si sono evoluti sostituendo alle vernici naturali le nuove flatting sintetiche.
Risulta evidente da questa rapida carrellata come sia stato logico cercare di superare i limiti posti dagli stucchi naturali con l’avvento dei polimeri di sintesi, evoluzione che seguiremo nella seconda parte, tra tre mesi esatti.....

Per saperne di più:
  • -  Canocchi G., Gigli M.C., Mazzoni M.D., Stiberc P.; “La lacuna nella scultura lignea. Problematiche d’intervento” in Lacuna, Ed.Edifir, Firenze, 2004.
  • -  Grattan D.W., Barclay R.L.; “A study of gap-fillers for wooden objects” Studies in Conservation, 33 (1988), 71-86
  • -  Turco A.; “Coloritura, verniciatura e laccatura del legno”, 1995, Ed.Hoepli, Milano
  • -  Podmaniczky M.S.; “Structural fills for large wood objects: contrasting and complementary approaches” Journal of American Institute for Conservation, (1998), Vol.37, n°1, 111-116.
  • -  Castelli C.; Santacesaria A.; “Il restauro dei supporti lignei” in Dipinti su tavola, Ed.Edifir, Firenze.
  • -  Barandiaran M. et al.; “Estudio de materiales de relleno” Restauración & Rehabilitación, 70-75
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