49.2 Ci Sono Anch’Io - La protezione mat delle pitture murali

29/01/19

Per una pittura murale oggetto di un restauro il percorso ideale si conclude con la conservazione in un ambiente stabilizzato, in modo da ridurre tutte le cause di degrado, dall’umidità nella muratura retrostante – quasi sempre la maggior responsabile – al particellato, agli sbalzi termoigrometrici. Purtroppo, proprio per la natura delle pitture murali, quasi sempre risulta impossibile rispettare gli standard conservativi e diventa necessario ricorrere a delle operazioni altrimenti superflue. È questo il caso dell’applicazione dei fissativi/consolidanti necessari per bloccare fenomeni di spolvero o di delaminazione. Abbiamo spesso sottolineato come i consolidanti inorganici (nanocalci e idrossido di bario), siano i più adatti per l’intervento su pitture “a fresco”, e che risultano spesso efficaci anche per i “mezzo fresco” o per le pitture a secco. In questi ultimi casi non sempre però il risultato è ottimale, e ci si trova nelle condizioni di dover concludere l’intervento con l’applicazione di un fissativo/protettivo. Uno dei materiali più utilizzati per questo tipo di intervento è stato il celeberrimo Paraloid B-72, ma a distanza di alcuni decenni di utilizzo furono riscontrati alcuni problemi, in particolare in ambienti umidi: 1) la resina tendeva a reticolare, perdendo le iniziali caratteristiche di reversibilità; 2) la permeabilità della superficie veniva ridotta, dando luogo in casi estremi a cadute di colore.
Casualmente nello stesso anno (2008), furono presentate al Congresso IIC di Monaco di Baviera, delle ricerche sul degrado causato dall’applicazione di resine acriliche su pitture murali condotte indipendentemente in varie zone del mondo (dal tumulo di Takamatsuzuka in Giappone, al sito Maya di Calakmul in Messico, da quello australiano di Kakadu al tempio buddista di Muwi, in Corea). (“Bollettino CTS n° 8.3 del 2006: Dal vostro inviato a Monaco”, vedi Link: https://www.ctseurope.com/site/dettaglio-news.php?id=44) Questi fenomeni (del resto già noti in Italia, basti pensare alle pitture di Fontanellato), sono stati particolarmente devastanti quando il materiale è stato applicato in quantità eccessive, ottenendo quasi un effetto vernice, con la completa modifica non solo della matericità dello strato pittorico, ma anche delle sue caratteristiche ottiche, prima tra tutte la sua opacità.
Alternative meno impattanti cromaticamente (Primal o, più recentemente, Acrilmat), non migliorano la problematica della permeabilità delle superfici trattate, né tantomeno quella della reversibilità. Per questo motivo si sono cercate strade alternative, valutando materiali di minor impatto: dal Klucel G, fino recentemente al funori. Un materiale poco conosciuto, ma che si è rivelato molto utile per il suo basso impatto cromatico e la facilità di rimozione, è l’elastomero fluorurato Fluoline HY. Si tratta di una gomma sintetica (copolimero vinilidene fluoruro – esafluoropropene) a catena lunga, con Temperatura di Transizione Vetrosa (Tg) uguale a -21°C: questo consente di mantenere l’elasticità anche alle più basse temperature, quando altri materiali si irrigidiscono e diventano estremamente fragili. La principale caratteristica è la sua elevatissima stabilità, legata alla quasi totale sostituzione degli atomi di idrogeno con quelli di fluoro: il legame C-F ha un’energia molto maggiore del legame C-H. Non solo, la maggior dimensione del fluoro rispetto all’idrogeno stabilizza anche i legami dello scheletro C-C. Infine la presenza del fluoro impartisce anche un buon potere idro e oleo-repellente. Per questo motivo, fin dalla sua introduzione, il Fluoline HY è stato proposto come idrorepellente per pietre (arenarie, tufi….), intonaci e laterizi molto porosi. Non a caso gli elastomeri fluorurati hanno visto la maggior diffusione come protettivi in ambito toscano, dove le arenarie grigie, molto porose, costituiscono il substrato ideale. Per quanto riguarda il suo utilizzo come fissativo per pitture murali dobbiamo mettere in risalto sia i vantaggi che i limiti. Il problema principale è legato alla bassa Tg: la sua “morbidezza” porta ad una maggior tendenza a trattenere la polvere. E’ quindi necessario evitare accumuli e formazione di film sulla superficie, che porterebbero ad un graduale ingrigimento. Il problema può essere facilmente risolto, dato che la reversibilità del prodotto ne permette la sua rimozione anche dopo anni, ma si tratta comunque di una proprietà da valutare attentamente, e si deve verificare con delle prove che il supporto assorba bene il prodotto. L’altra proprietà che rende il Fluoline HY estremamente utile è il suo bassissimo impatto cromatico: sui supporti assorbenti risulta addirittura invisibile, su quelli meno assorbenti può esserci una leggera saturazione del tono, ma mai un effetto lucido. L’unione di queste due proprietà, reversibilità e basso impatto cromatico, lo ha reso estremamente interessante come fissativo di tempere, sia murali che su tela, tavola o scultura lignea.
Gli interventi Tra le prime applicazioni come fissativo di pitture murali dell’elastomero fluorurato (ai tempi si chiamava Akeogard CO), ricordiamo quella su di uno stemma posto in esterno al Castello del Buonconsiglio a Trento [1], condotta da Martin Pittertschatscher, e coadiuvato dal CNR-IVBC di Firenze.
Sempre in Trentino, le immagini ci documentano l’intervento di Enrica Vinante sulle policromie del monumento ai caduti di Malosco [2], mentre per le proprietà di idrorepellenza e rimovibilità è stato scelto il Fluoline HY come protettivo di una pittura a secco molto degradata a Bardolino, sul lago di Garda (foto AR Arte e Restauro).
Un intervento che esula dalle pitture murali è stato quello effettuato da Fabrizio Iacopini su una fragile tempera su tela di fine ottocento, il Sipario Storico del Teatro del Popolo di Castelfiorentino. La peculiarità stava nella destinazione d’uso: il sipario avrebbe ripreso la originale funzionalità, e quindi al fissativo era richiesta primariamente una elasticità, che permettesse allo strato pittorico di riaderire al supporto e insieme seguire i suoi movimenti [3].
Tra gli interventi su pittura murale effettuati fuori dall’Italia vogliamo citare le pitture murali del Golden Temple di Amritsar, in India, il più importate luogo di culto e meta dei pellegrinaggi dei Sikh. Riassumendo le proprietà del Fluoline HY: vedere tabella nella galleria immagini in fondo a questa pagina.
Per saperne di più.....
[1] M. Camaiti, G. Dellantonio, M. Pittertschatscher, “Restauro dello stemma affrescato del Cardinale Bernardo Cles presso il Castello del Buonconsiglio a Trento: nuove soluzioni per il consolidamento di intonaci dipinti distaccati dal supporto murario”, atti del XXIV Convegno di studi Scienza e Beni Culturali, Bressanone 24-27 giugno 2008, Edizione Arcadia Ricerche.
[2] Ivo Leonardelli, Roberto Pancheri; “Una storia di dolore e di distacco. Il restauro del monumento ai caduti di Malosco”, atti del XVI Congresso Nazionale IGIIC, Trento, 25-27 ottobre 2018.
[3] http://www.teatrocastelfiorentino.it/it/il-sipario.html
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