Warning: session_start(): open(/var/cpanel/php/sessions/ea-php54/sess_lh755jt8gb0gap7a1kusco4sc2, O_RDWR) failed: Disk quota exceeded (122) in /home/ctseurop/public_html/site/dettaglio-news.php on line 1
49.1 Nuovi Prodotti - Deck 4000: accoppiata diossolano e metilale

49.1 Nuovi Prodotti - Deck 4000: accoppiata diossolano e metilale

29/01/19

La principale problematica degli sverniciatori è quella della sicurezza: da molti anni si è cercato di ridurre l’impatto sulla salute degli operatori, passando da solventi tossici a altri solventi…. tossici! Certo, il livello di rischio si è ridotto ma, se vogliamo essere onesti, non troppo. Valutando l’efficacia di uno sverniciatore, che è la risultante tra capacità di rigonfiare/sciogliere una vernice, ed il tempo con cui si ottiene l’effetto desiderato, dobbiamo constatare che – purtroppo – i solventi più efficaci sono anche i più tossici, ovvero gli aromatici e i clorurati. Le cause che stanno dietro a questa fastidiosa realtà sono facilmente intuibili: i solventi devono facilmente rompere i legami che tengono insieme le vernici, e possedere una elevata mobilità per meglio penetrare negli strati sottostanti, fatto che è legato alla loro energia cinetica. Non a caso l’innalzamento delle temperature favorisce sempre l’azione di sverniciatura, ma non può essere eccessivo per evitare l’evaporazione dei solventi stessi, che hanno tutti punti di ebollizione piuttosto bassi. Tutto questo fa sì che questi solventi sono anche particolarmente aggressivi verso i tessuti umani, penetrano con facilità attraverso la pelle, oltre ad essere inalati perché volatili. Così le normative hanno cercato progressivamente di limitare l’utilizzo delle sostanze più nocive, senza imporre limiti così stringenti da bloccare un settore così importante (anche economicamente), come quello della sverniciatura e dello sgrassaggio industriale. Questa l’evoluzione storica delle principali formulazioni di sverniciatori: Anni ’80 (Toluolo e xilolo) → anni ’90-2011 (cloruro di metilene) → 2011-2018 (dicloropropano).
CTS aveva già optato nel 2011 per una formulazione a tossicità ridotta con una miscela di dicloropropano/diossolano, come base per il DECK 3000, inserendo quindi il diossolano, di cui parleremo più sotto, anche se solo al 20%, rispetto al 60% di dicloropropano. Oggi le nuove normative hanno bandito non solo gli aromatici, ma tutti i solventi clorurati, portando così sotto i riflettori proprio il diossolano, associato ad un secondo solvente a bassa tossicità con forte azione rigonfiante, il metilale. Con quest’ultima evoluzione, il nuovo DECK 4000 compie un altro piccolo passo verso la riduzione del rischio. È quindi necessario valutare i componenti punto per punto.
1,3 diossolano (CE: 211-463-5, CAS: 646-06-0) Contenuto nel Deck 4000 al 46%, è un etere ciclico. La sua effettiva tossicità è ancora sotto esame: dal documento ufficiale REACH-ECHA è esclusa la cancerogenità, ma è sospetta la fetotossicità e l’azione mutagena. Di conseguenza ancora molta prudenza specialmente in caso di gravidanza.
Metilale (CE: 203-714-2 CAS: 109-87-5) Detto anche dimetossimetano, è anch’esso un etere, ma lineare e non ciclico, ed è contenuto nel Deck 4000 al 36%. Non sono ancora noti effetti collaterali.
Metanolo (CE: 200-659-6 CAS: 67-56-1) È l’ultimo componente che può destare qualche problema di tossicità, ma è contenuto solo al 3%. Dalla tabella sottostante può trarre in inganno il valore elevato del DL50 (5680). Si tenga conto però che le cavie (ratti) possono metabolizzare il metanolo molto più rapidamente di quanto possiamo fare noi. È stato individuato in 174 mg/Kg la dose letale per l’uomo, ossia un valore bassissimo. Tutti i solventi descritti sono infiammabili, e questo è un altro tipo di rischio che non dobbiamo mai sottovalutare (vedere tabella qui sotto).
-
-
-