9/3 - Ci sono anch'io - Ciclododecano bizzarro

28/12/06

Tra i vari interessanti interventi presentati al 3° Convegno “Colore e Conservazione”, che si è tenuto lo scorso Novembre a Milano, è risultato particolarmente curioso quello di Hangleiter e Saltzmann, dal titolo “Lo sviluppo dei leganti volatili” sui possibili usi del ciclododecano. Questo materiale, già noto in Italia da qualche anno, non ha mai riscosso successo, forse perché le potenzialità del materiale non sono mai state comprese appieno. Eppure un protettivo/fissativo temporaneo, che non richiede nessuna operazione per la sua rimozione (evapora da sé!) non dovrebbe essere ignorato. Ma gli interventi presentati vanno oltre questo utilizzo, con una varietà di applicazioni che ne dimostrano la versatilità.
Impressionante l’immagine (che riprendiamo dal sito http://www.hangleiter.com/) della prova di trazione su di un mattone incollato con un poliuretano (il blocchetto giallo nella foto). In questo caso il ciclododecano (CD) funzionava come isolante: il mattone era stato coperto dal prodotto fuso miscelato con una essenza di petrolio (100-140°C), e lasciato asciugare per 12 ore in modo da ottenere la massima resistenza possibile, e su questo strato era stata poi fatta colare la schiuma poliuretanica in cui erano stati affogati i ganci per appenderlo.
 
 
Come si può vedere il peso dei 10 mattoni appesi non causa il distacco del giunto mattone-poliuretano, e la presenza del ciclododecano permette il distacco dell’incollaggio per la semplice bagnatura con solventi idrocarburici. Tra CD e schiuma poliuretanica si possono anche inserire delle strisce di materiale poroso come il tessuto non tessuto, che poi si bagnano con solvente per velocizzare la rimozione. La finalità di questa prova era quindi verificare se il ciclododecano poteva fornire una protezione della superficie di un oggetto in pietra da un adesivo “invasivo” come il poliuretano, e contemporaneamente non indebolire l’aggancio. Naturalmente è fondamentale creare uno strato uniforme e compatto, ed in questo caso l’applicazione del materiale fuso è quella che dà più garanzie. Questa modalità deve essere seguita anche per sigillare le fessurazioni in un intonaco, quando si vuole creare una barriera prima di iniettare una malta. Lo stesso Hangleiter parlava di “inondare” un intonaco per avere un certo effetto consolidante. In alternativa è possibile l’applicazione a pennello del ciclododecano solido sciolto in un idrocarburo (white spirit o essenza di petrolio), al 50% in peso. Infine l’utilizzo del CD con la bomboletta spray è senz’altro il metodo più semplice e veloce, ma non permette l’impregnazione in profondità, e quindi viene a mancare l’effetto consolidante. A questo proposito ricordiamo che la distanza di spruzzo porta ad una sostanziale differenza del film ottenibile, e può risultare utile questa tabella riassuntiva:

Distanza di spruzzo Caratteristiche del film ottenibile 3-4 cm film denso con buone proprietà meccaniche 6-10 cm film morbido uniforme >10 cm film molto morbido con perdita di materiale


Con misure effettuate su carta e intonaci è stato anche chiarito fino a che punto il CD può costituire una barriera per i solventi (e cosa più importante per quali!) Sappiamo infatti che gli idrocarburi (tutti: alifatici, aromatici e clorurati) portano alla completa dissoluzione del CD. Al contrario, spostandoci all’estremo opposto di polarità, troviamo l’acqua, che viene sempre bloccata, comunque si applichi il CD. Se nell’acqua mettiamo però un tensioattivo ecco che la metodologia di applicazione diventa fondamentale: si ha parziale penetrazione se il CD è stato applicato a spray o da soluzione. Con il prodotto fuso invece non passa. Una penetrazione anche maggiore si ha con l’alcool etilico, che penetra bene attraverso i film sottili e viene bloccato solo con il fuso.
Nel caso si desideri rallentare o impedire la sublimazione è possibile coprire la superficie con un adesivo che formi uno strato uniforme. Per la protezione a lungo termine di affreschi Hangleiter aveva utilizzato del poliuretano bicomponente e carta stagnola, ma anche del semplice miele, che aveva la sola funzione di sostenere la pellicola d’alluminio. In questo secondo caso una volta staccata la pellicola e lavato via il miele con una spugna umida, il ciclododecano (che saturando la porosità aveva impedito la penetrazione del miele), riprendeva il processo di sublimazione.
Al Convegno è stato presentato anche uno studio preliminare effettuato da Cagna e Riggiardi del Cesmar7, che hanno lavorato con sistemi chiusi e film plastici a bassa permeabilità, con la finalità di determinare le velocità di evaporazione e le quantità minime di CD da applicare.
E’ attualmente in corso uno studio che vede l’impiego del CD come preconsolidante su strati pittorici di dipinti su tela, condotto dalla restauratrice milanese Enrica Boschetti, e i risultati preliminari sono particolarmente incoraggianti. La possibilità di non applicare consolidanti tradizionali su dipinti particolarmente fragili prima di procedere alla pulitura porta sia ad una semplificazione delle operazioni di pulitura, sia ad una riduzione del materiale complessivo applicato sull’opera. Come a dire accordare minimo intervento, sicurezza per l’opera e rapidità di esecuzione…..
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