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12/1 - Ci sono anch'io - I distaccanti per calchi

12/1 - Ci sono anch'io - I distaccanti per calchi

28/09/07

N.d.A.: Concludiamo la trattazione delle gomme siliconiche dell’ultimo Bollettino CTS (n°11), parlando dei distaccanti Nella realizzazione di calchi di silicone di oggetti di elevato valore storico artistico si presenta il problema del rilascio di parte del silossano non polimerizzato all’interno dei pori della superficie. Queste piccole molecole, con la stessa struttura vista per i polisilossani, ma con peso molecolare molto inferiore, costituiscono sostanzialmente un olio siliconico, e non sempre si rimuovono con facilità, anzi nel caso di una certa porosità la rimozione si aggira sul 50% del residuo. Il loro effetto è analogo a quello degli altri oli: effetto bagnato, scurimento delle superfici, innalzamenti tonali. Nel tentativo di rimuoverli con solventi a polarità medio-bassa possono inoltre esserci degli effetti secondari sui materiali che sono stati applicati sul manufatto da replicare in fase di consolidamento, incollaggio, protezione. Si tenga sempre presente che in generale il rilascio dell’olio di silicone si riduce per gomme siiliconiche ad alta viscosità (che hanno però il difetto di una minor precisione),e per quelle a presa rapida (che hanno il difetto di un ridotto tempo di lavorabilità), secondo una relazione identificata da Maish [1], che ha anche effettuato misure di colore su differenti tipi di gomme siliconiche, determinando uno spostamento tonale verso i colori freddi (diminuzione dei valori di a* e b*, quindi verso il blu e il verde). Secondariamente sono presenti nei catalizzatori delle sostanze coloranti finalizzate alla percezione di una ottimale miscelazione dei due componenti. Anche queste sostanze colorate possono migrare ed essere percepite, in particolare su manufatti bianchi o di colore chiaro. Un altro aspetto problematico è legato alla elevata capacità di fornire dettagli delle gomme siliconiche, regolata dalla bassa tensione superficiale: questa è infatti direttamente correlata all’elevata capacità di penetrare in microfessurazioni , con conseguente adesione meccanica, e rischio di "strappo" delle aree decoese. Deve quindi essere sempre valutata la porosità dell’oggetto e la sua coesione. Resta il fatto che il potere adesivo "chimico", quindi la possibilità di creare legami con il manufatto, resta basso. Per questo può risultare opportuno operare con delle sostanze che, oltre a favorire anche l’operazione di sformatura impedendo l’aggancio della gomma sulla superficie (effetto distaccante), riducano anche la penetrazione dell’olio di silicone o dei coloranti (effetto barriera). Al fine di individuare dei prodotti ottimali diversi studi sono stati condotti in passato su varie tipologie di prodotti, che chiameremo genericamente "distaccanti". Cera d’api, saponi, vaselina, o miscele di sapone ed olio, ovvero i materiali della tradizione dei calchi in gesso, non davano con i siliconi risultati soddisfacenti [2, 3]. Furono proposti materiali siliconici non meglio identificati, che risultarono però irreversibili, essendo insolubili in acqua e in tutti i solventi organici, ed il loro impiego rimase limitato. Questi prodotti impartivano anche idrorepellenza: erano probabilmente dei silossani a solvente [4]. Fu quindi necessario valutare nuove classi di materiali che presentassero, oltre ai necessari effetti barriera/distaccante, anche una completa rimovibilità con assenza finale di effetti cromatici. C.T.S. propone Silical 100, una emulsione di oli in acqua a pH neutro. Gli oli formano un sottilissimo film barriera, facilmente rimovibile con acqua al termine dell’operazione di sformatura. Da più di 10 anni Silical 100 è impiegato come distaccante ottimale su manufatti artistici per tutte le gomme siliconiche Silical. Situazioni estreme, come arenarie degradate o altri manufatti ad elevata porosità, possono essere risolte anche utilizzando elastomeri fluorurati. In passato fu testato con successo l’Akeogard CO [5], ed oggi è possibile utilizzare Fluoline HY, una soluzione al 3% di gomma fluorurata in miscela acetone/butile acetato. Caratteristica del Fluoline HY è l’assenza di effetti cromatici sulle superfici trattate, e la totale solubilità in solvente anche dopo anni dall’applicazione. Anche se non è corretto parlare di completa reversibilità di un polimero applicato su un corpo poroso, gli eventuali residui che possono permanere dopo la rimozione rimangono del tutto inerti nei confronti del substrato, senza effetti secondari, tantomeno cromatici. Come per il Silical 100, anche Fluoline HY si stende a pennello sulla superficie, passando eventualmente più mani se si osserva un eccessivo assorbimento del prodotto. Al termine della sformatura si rimuove utilizzando solventi a media polarità (acetone, butile acetato, etile acetato,…). In alcuni casi, quando l’oggetto contiene sali solubili che non si desidera mettere in movimento, oppure se sono presenti film pittorici o patine sensibili all’acqua, non è possibile utilizzare distaccanti a base acquosa. Anche in questo caso l’alternativa a solvente di Fluoline HY può risultare utile. Altri distaccanti sono stati utilizzati, come la carbossimetilcellulosa [6], poliesteri e polivinilbutirrale [2], e le cere paraffiniche in tricloroetano. Tra i più recenti prodotti testati come distaccanti accenniamo anche allo studio condotto da Bruckle [7] sul ciclododecano. La sola stesura con spray o con soluzioni di ciclododecano in solvente non è sufficiente a bloccare l’olio di silicone. Questo è dovuto probabilmente alla natura apolare del prodotto: le piccole molecole di olio, apolari anch’esse, tendono quindi a passare attraverso, se non trovano la via del tutto occlusa. E’ infatti in base a questa considerazione che Bruckle applica il ciclododecano fuso, che satura così la porosità dei due campioni modello (una terracotta ed una pietra calcarea porosa). Su questo strato applica un secondo strato di materiale polare (la vera barriera al silicone), come metilcellulosa, Aquazol, gomma arabica e alcool polivinilico. Tra questi quattro materiali la gomma arabica e la metilcellulosa si contendono il primato di isolante migliore. Altre prove con il ciclododecano sono state condotte da Maish [8] al fine di effettuare calchi su oggetti dove la presenza di pigmenti decoesi rendeva problematica l’applicazione di film barriera tradizionali. Il solo ciclododecano poteva essere applicato da solo in quanto il materiale da impronta non era una gomma siliconica, bensì un lattice di gomma, quindi un elastomero naturale polare. I migliori risultati sono stati ottenuti con applicazioni di ciclododecano sciolto in nafta (miscela di idrocarburi alifatici e aromatici, corrispondente ad una nostra acquaragia). Possiamo concludere che ad oggi una nutrita schiera di prodotti è a disposizione dell’operazione di replica, con la possibilità di operare in modo sempre più rispettoso per il manufatto originale. Referenze
  1. Maish J.P.; "Silicone rubber staining of terracotta surfaces" Studies in Conservation 39 (1994) 250-256
  2. Pulga S.; "A note on the use of silicone rubber facings in the reassembly of archaeological painted plasters", Studies in Conservation 42 (1997) 38-42.
  3. Bourbon M.; "Nuove esperienze sui calchi per conservazione" Sculture da conservare; Vallardi e Associati, Milano (1990), 101-119
  4. Matteini M.; Moles A.; Tosini I.; "Interazioni tra i materiali costitutivi dei manufatti e le sostanze utilizzate per il calco: controllo di alcune procedure" Sculture da conservare; Vallardi e Associati, Milano (1990) 138-147.
  5. Manganelli del Fà C.; "L’impiego di un elastomero fluorurato come distaccante nella realizzazione dei calchi" Sculture da conservare; Vallardi e Associati, Milano (1990), 148-149.
  6. Pereira Uzal J.M.; Lopez Fernandez O.; "Moldeo sobre materiales porosos usando siliconas e hidrocoloides como medio de proteccìon" R&R 57-61.
     
  7. Bruckle I., Thornton J., Nichols K., Strickler G.; "Cyclododecane: technical note on some uses in paper and objects conservation" Journal of the American Institute for Conservation, Vol. 38, No. 2 (Summer, 1999), pp. 162-175.
     
  8. Maish J.P., Risser E.; "A case study in the use of Cyclododecane and latex rubber in the molding" Journal of the American Institute for Conservation, Vol. 41, No. 2 (2002), pp. 127-137.
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