13/3 - Ci sono anch'io - Nel blu dipinto di blu

20/12/07

Esattamente come nella canzone, si riscontrano spesso ridipinture a integrazione o completa sostituzione di blu pregiati o altri materiali utilizzati in antichità caduti oggi in disuso. L'industria chimica si interessò alla creazione di nuovi blu principalmente per motivi economici; i nuovi blu, più alla portata delle spesso semivuote tasche degli artisti, nascono per caso o per volontà, ma si trovano sempre a dover reggere il confronto con quello che viene considerato il re dei blu: il Lapislazzuli.
L’azzurro è senza dubbio uno dei colori più significativi nella storia dell’arte e nella stessa storia dell’uomo. Azzurro è il cielo, il mare, l’infinito, in poche parole il colore del divino. In epoca egizia veniva associato questo colore al dio Ammon e il primo pigmento blu artificiale di cui si abbia riscontro è il così detto Blu Egiziano o Fritta Egizia. Esso è un composto policristallino, principalmente un tetrasilicato di calcio e rame chiamato cuprorivaite (CaCuSi4O10 ). È in sostanza un vetro, ottenuto per cottura di rame, fior di nitro (carbonati e bicarbonati di sodio detto anche Natron) e sabbia. Il pigmento si diffuse anche in Occidente in tutto l'Impero Romano, fino alla sua caduta, dopodichè la sua diffusione andò regredendo. Tuttavia la produzione di tale pigmento continuò anche nei secoli successivi, tanto che Vitruvio ne parla nel I sec. d.C. dopo averne osservato la preparazione nella fabbrica del vetro di Pozzuoli; il pigmento, chiamato Coeruleum (Ceruleo) ma anche Blu Ercolano, si formava per “effetto del veemente calore” in fornace da piccole pallottoline di rame (limatura o pigmento tipo malachite), fior di nitro e sabbia macinati ed inumiditi. Il fior di nitro ha la funzione di bassofondente e faceva si che la silice presente nella sabbia fonda a 900° C anziché 1710° C. Il rapido declino del colore è anche dovuto ad alcune incomprensioni nella trasmissione della ricetta, che portano alla formazione di un composto verde (fritta verde) al posto di quello blu: ai tempi di Vitruvio la sabbia utilizzata era principalmente quella del fiume Volturno, ricca di calcite, mentre nei secoli successivi si prendevano sabbie da altri luoghi che, non avendo calcio a sufficienza, non potevano portare alla formazione di cuprorivaite, quindi del Blu Egiziano. Oggi questo pigmento non viene più prodotto e i vari blu (Egiziano, Ercolano, di Pozzuoli, ecc) in commercio sono spesso dei derivati organici che nulla hanno a che fare con l'originale dal punto di vista chimico. In occidente, dal medioevo in poi, il blu era per eccellenza il colore del manto mariano, colore “freddo” che spinge alla meditazione e simboleggia l’eternità, contrapposto al rosso, colore del sangue, della vita e delle passioni umane. Etimologicamente parlando, la parola azzurro deriva dall’Arabo al- lazward o il Persiano lajward e uno dei pigmenti più importanti della storia dell’arte, dal medioevo ad oggi, è appunto l’Azzurrite (carbonato basico di Rame) assieme al Lapislazzuli o Oltremare (letteralmente ultra maris, poiché arrivava dall’Afghanistan, al di là del mare). Entrambi erano pigmenti ottenuti per macinazione dei minerali, impiegati in tutte le tecniche, compreso l’affresco. L’Azzurrite, tuttavia, era facilmente rintracciabile in Europa, invece il Lapislazzuli proveniva necessariamente dall’oriente, condizione che comportava un costo finale elevato. Il committente che volesse far sfoggio delle proprie ricchezze o che volesse conferire virtù all'opera, specie nel Medioevo, specificava nel contratto l'uso del prezioso pigmento e anche quanto di questo pigmento dovesse esserci; infatti la tonalità dell’Azzurrite può essere resa simile al Lapislazzuli, macinandola grossolanamente, e per questo venne utilizzata in sostituzione o come fondo su cui poi stendere un sottile velo di Oltremare. La composizione chimica, tuttavia, è del tutto differente e il comportamento chimico dei due minerali non è paragonabile; un esempio è dato da un semplice metodo per distinguere le due polveri: per riscaldamento l’Azzurrite diventa nera perché si forma CuO per effetto della decarbonatazione, mentre il Lapislazzuli non subisce variazioni. Inoltre, la sua sfumatura verdognola non la rese adatta ai manti mariani, per i quali era preferito il Lapislazzuli, più “freddo” ed adatto a rendere il concetto di trascendenza, di ultraterreno. Nonostante il costo, il Lapislazzuli era l'unico pigmento azzurro utilizzabile nella tecnica a fresco a causa del pH elevato: l'indaco (un colorante organico, utilizzabile anche come pigmento) diventava nero mentre l'Azzurrite virava al verde e doveva essere data a secco. Spesso l’Azzurrite si trova assieme ad un altro carbonato di rame, la Malachite, di colore verde (si può notare nella foto una piccola zona ricoperta da questo minerale). Non solo in natura, però, la Malachite si associa all’Azzurrite: uno dei principali punti deboli del pigmento azzurro è che si trasforma in Malachite, che può sostituirlo come pseudomorfo, minerale che non ha la propria forma cristallina esterna, ma quella di un’altra specie dalla quale si è formato o che ha sostituito. Tuttavia, con la diffusione della tecnica di pittura ad olio, il Lapislazzuli divenne sempre meno usato perchè trasparente in questo legante, tanto che veniva mescolato alla Biacca (12/3 - Ci Sono Anch'io - I bianchi ) per ottenere uno strato uniforme e coprente. Lo “svilimento” di questo nobile pigmento blu, dal Rinascimento in poi, portò alla ricerca di nuovi ritrovati che potessero essere usati con successo nella tecnica ad olio, ma al tempo stesso che avessero costi bassi e tonalità paragonabile a quella del tanto amato Lapislazzuli. Il primo pigmento moderno, il Blu di Prussia, fu scoperto per puro caso tra il 1704 e il 1705 da un produttore di colori tedesco di nome Diesbach: nel tentativo di produrre una lacca rossa di cocciniglia per cui si necessitava di solfato di ferro e potassa, si procurò una partita di potassa inquinata da grasso animale. La lacca ottenuta era pallidissima quindi dovette provare ad addensarla ottenendo un composto prima viola e poi blu scuro. Nacque così un pigmento blu dalla composizione chimica molto complessa (ferrocianuro ferrico) ad alto potere coprente ma con una granulometria così fine da poter essere usato come inchiostro. Nonostante il contenuto di cianuro, venne usato anche come colorante per alimenti e anche nella cosmesi, poiché la quantità letale di questo composto è bassa. In tempi più recenti ne sono stati proibiti gli usi in cui è prevista l'assunzione di questa sostanza, sebbene sia ancora ampiamente usato come agente colorante. Il maggior pregio del Blu di Prussia è l'elevato potere coprente e il basso costo, però è poco stabile sia agli alcali che agli acidi. Occorreva quindi ricercare blu più resistenti, senza sottotoni verdastri. La soluzione venne trovata nei pigmenti contenenti cobalto. Sebbene lo Smaltino, un vetro al cobalto usato come pigmento, fosse conosciuto fino dal Medioevo, i pigmenti blu di cobalto furono sintetizzati molti secoli dopo. Il cobalto in natura si trova nella Smaltite che, esposta all’aria, forma il cosiddetto ”fiore di cobalto”, un cristallo fibroso noto ai minatori perché i composti dell’arsenico contenuto nel minerale sono altamente tossici e corrosivi. Il minerale era comune nelle miniere di argento in Sassonia; questa sostanza dannosa veniva chiamata in tedesco kobelt, nome attribuito agli gnomi e folletti che infestavano le miniere e tormentavano i minatori. L’isolamento del principio colorante blu dello Smaltino risale alla prima metà del 1700 dal chimico svedese Brandt. Nel 1777 Gahn e Wenzel produssero l’alluminato di Cobalto durante le ricerche sui composti di Cobalto; la scoperta del blu Cobalto come pigmento si attribuisce a Louis Jaques Thénard nel 1802, anno dopo il quale si trova in commercio. Questo bel blu scuro, saturo e freddo ottenne molti consensi per la sua stabilità e per l’elevato potere coprente, tanto da rimpiazzare sia lo smaltino che il blu di Prussia. Il Blu Cobalto è un ottimo pigmento in tutte le tecniche, soprattutto per quanto riguarda la resistenza alla luce. Ha un effetto catalizzante sullo siccamento dell’olio, come il Piombo (12/3 - Ci Sono Anch'io - I bianchi ) ma può rendere il film fragile e soggetto a crettature. Il Blu di Cobalto è suscettibile all’ingiallimento dell’olio, come tutti i colori dalle tonalità fredde, ma conferisce una tonalità più omogenea dell’oltremare artificiale nei film spessi. Se non mescolato con tanto bianco, può apparire quasi nero.
Un altro pigmento contenente cobalto, il Blu Ceruleo, fu prodotto con un processo sviluppato in Germania nel 1805 da Andreas Höpfner, anche se non fu venduto come pigmento artistico fino al 1860, con il nome di Caeruleum. E’ uno stannato di Cobalto ottenuto miscelando cloruro di Cobalto con stannato di Potassio. La miscela viene poi lavata, mescolata con silice e solfato di Calcio, infine scaldata. Il composto ottenuto viene macinato fino ad ottenere una polvere sottile. Ha un’ottima resistenza alla luce e un’ottima stabilità chimica, poichè non risente dell’azione di acidi e basi. Tuttavia è costoso e funge da siccativo nella pittura ad olio, talvolta con la produzione di strati pittorici fragili, che si crettano facilmente.
Nonostante i blu “alternativi” presenti in commercio, l'Oltremare era sempre considerato il miglior blu mai esistito. Il Lapislazzuli nel 1800 era, ed è tuttora, particolarmente costoso ma insostituibile sia per la tonalità fredda, piena, tendente al viola, che come stabilità chimico-fisica. La scoperta dell'Oltremare artificiale è una delle meglio documentate del 1800, probabilmente perchè la sua invenzione fu commissionata ai chimici e non fu il frutto di una ricerca indipendente né di una fortunata coincidenza. L’inizio dello sviluppo dell’Oltremare artificiale è noto fin dai tempi di Goethe (circa 1787). La Societé d’Encouragement pour l’Industrie Nationale suggerì per prima di trovare un metodo per produrre il pigmento in laboratorio. Offrì nel 1824 un premio di seicento franchi a chiunque riuscisse a produrre una varietà sintetica del Lapislazzuli che non superasse i trecento franchi al chilo. Tutte le proposte arrivate nei successivi quattro anni riguardavano pigmenti contenenti cobalto e il Blu di Prussia. Il 4 febbraio 1828 il premio fu dato a Jean Baptiste Guimet, il quale propose un metodo di produzione che aveva segretamente sviluppato nel 1826. Il prezzo proposto fu di quattrocento franchi alla libbra (circa mezzo chilo). A Parigi, in quel periodo, il Lapislazzuli costava tra i tre e i cinquemila franchi alla libbra. Dall'oltremare artificiale si poteva ottenere, alzando la temperatura del forno, un pigmento noto anche oggi come Violetto d'Oltremare; è un lilla chiaro, poco coprente, ma comunque resistente agli agenti atmosferici e chimici esattamente come il nobile pigmento blu da cui deriva.
Oggi, in commercio, è ancora possibile trovare il Blu di Prussia, vari blu di Cobalto (ossidi, alluminati, stannati) e l'Oltremare Artificiale, anche se spesso vengono venduti con nomi storici pigmenti blu contententi ftalocianine. Questi composti organici macrociclici con una struttura ad anello eterogeneo (atomi di azoto e carbonio alternati) sono in grado complessare cationi di metalli come il rame per dare varie sfumature di blu e di verde.

Esempio di ftalocianina blu.
Sono composti abbastanza stabili alla luce e agli agenti chimici che devono essere però supportati da basi inorganiche per poter essere usati come pigmento.
BIBLIOGRAFIA
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