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15/2 - Chimica & Ricerca - Spengere i “fuochi lenti”

15/2 - Chimica & Ricerca - Spengere i “fuochi lenti”

01/07/08

(2° parte - La deacidificazione in massa) Riprendiamo il discorso introdotto nel n°10 del Bollettino CTS, dove furono presentate le problematiche relative alla formazione di acidità nella carta e nei supporti tessili, incluse le tele dei dipinti. Sostanzialmente la deacidificazione consiste nell’introdurre un materiale alcalino come un idrossido di magnesio o di calcio: operazione relativamente semplice, quando associata, per esempio, ad un lavaggio acquoso di un foglio singolo, ma che si complica enormemente se il trattamento deve essere condotto in massa. Un libro non slegato non potrà essere immerso in una soluzione acquosa, per una serie di problemi, primo tra tutti l’asciugatura. Anche se il principio attivo viene sciolto in solvente il problema è legato alla rimozione del solvente stesso, per non parlare della sua azione su inchiostri, materiali delle copertine.... In ogni caso si tratta di un intervento estremamente delicato, che prevede una fase di preselezione degli oggetti da trattare. Infatti nessuno dei sistemi messi a punto permette il trattamento indifferenziato di tutte le tipologie di volumi che possono essere presenti in una qualsiasi biblioteca. Possono essere presenti, a fianco delle molteplici varietà di carta e di inchiostri, anche materiali come pergamena, pigmenti applicati con varie tecniche, plastiche, tessuti, inserti metallici e quant’altro la fantasia di un rilegatore abbia potuto escogitare. Una volta che un esperto restauratore abbia eliminato tutti gli oggetti che potrebbero essere danneggiati, alcuni sistemi di deacidificazione richiedono un pretrattamento dei volumi. La fase finale consiste in una asciugatura, che può avvenire in condizioni controllate, come il sottovuoto a bassa temperatura (“Vacuum Freeze Drying”)[1]. La storia Gli studi più importanti sui trattamenti di massa si sono svolti negli Stati Uniti negli anni ’80-‘90, e la Library of Congress è stata promotrice di approfondite ricerche e confronti tra i metodi. Varie aziende hanno proposto trattamenti sfruttando sia diversi prodotti alcalini, sia diversi veicoli. I primi studi non furono promettenti: ricordiamo che in un primo esame comparativo del 1990 [2], condotto proprio dalla Library of Congress, furono messi a confronto tre processi: Wei’To, DEZ e FMC (vedi tabella), valutando vari parametri, che andiamo a vedere perchè ci aiutano a capire la complessità del problema.. Il pH ottimale da raggiungere al termine del trattamento di deacidificazione fu fissato tra 6.8 e 10.4: sotto 6.8 si considera la deacidificazione non avvenuta, mentre sopra a 10.4 si entra in un range considerato pericoloso (rischio di idrolisi alcalina). Tutti e tre i sistemi furono respinti per vari motivi: anche se con tutti il pH veniva portato sopra a 7.5, il sistema FMC non dava uniformità di trattamento, cioè una parte delle pagine rimaneva acida, mentre per tutti e tre i sistemi le riserve alcaline (il cui target era stato fissato a 300 meq/Kg), erano insufficienti e mal distribuite. Anche se non c’erano variazioni del colore nè perdita delle proprietà meccaniche al termine dei trattamenti (requisiti fondamentali richiesti), i libri erano stati eccessivamente essiccati, fatto che portava ad un leggero increspamento delle pagine. I trattamenti furono addirittura valutati da un gruppo di esaminatori per individuare gli odori residui: al termine dei test alcuni esaminatori accusarono mal di testa e irritazione alla gola. Non fu reso noto però a quale dei tre processi fosse imputabile l’effetto. Quasi contemporaneamente 7 metodi di deacidificazione di massa (i primi 7 della tabella), che comprendevano anche i tre citati sopra, vennero sottoposti ad un altro studio comparato, stavolta dall’istituto belga IRPA (Institut Royal du Patrimoine Artistique), ed i risultati, pubblicati sulla rivista Restaurator da Anne Liénardy nel 1994 [3], videro prevalere i sistemi DEZ e Bookkeeper, ritenuti superiori al Wei T’o, all’Archival Aids e all’FMC. Furono invece respinti i sistemi BPA e Viennese. Purtroppo proprio negli anni immediatamente successivi il bando dei CFC (dovuto al problema del buco nell’ozono), costrinse varie aziende, che utilizzavano questi solventi come veicolo, a ripensare i loro processi, comportando la modifica di principi attivi, veicoli e metodologie di applicazione. Inoltre nel 1994 Akzo Nobel si ritirò dal mercato giudicandolo antieconomico: il processo DEZ, interessante in quanto basato su un gas (dietilzinco), presentava problemi collaterali, tra cui la fotosensibilità dello Zn(OH)2 che costituiva la riserva alcalina, e l’esplosività del gas stesso (un impianto era saltato in aria nel 1985). Questi cambiamenti vanificarono le meritorie comparazioni della Library of Congress e dell’IRPA. Quadro riassuntivo dei sistemi di deacidificazione di massa Nome Produttore – Ente Principio attivo/solvente/periodo DEZ Akzo and Library of Congress e Harvard University Dietilzinco in etano Primi studi nel 1978. Cessato nel 1994. FMC FMC Corporation (USA) Mg butossitriglicolato in CFC prima, in eptano poi. Primi studi negli anni ’80. Wei T’o Wei T’o Associates – Union Carbide – Public Archives of Canada Metossi Mg metil carbonato (MMMC) in triclorotrifluoroetano, metanolo Fondata nel 1972. Primo impianto nel 1981. Archival Aids Bibliothéque Nationale de France Metossi etossi Mg carbonato ed Etossi Mg carbonato. Dal 1987. BPA Fiber Preservation Ammoniaca + mono- di- e tri-etanolammine “Viennese System” Henkel – Osterreichische Nationalbibliothek (A) Ca(OH)2 + metilcellulosa in acqua e poi Vacuum Freeze Drying Bookkeeper Koppers, dal 1987 Preservation Technologies, Inc. (USA), e dal 2002 anche Archimascon (Olanda) MgO in perfluoroalcani. Primi studi nel 1980, brevettato nel 1985. Papersave Nitrochemie Wimmis (Wimmis, Svizzera) e Zentrum für Bucherhaltung (Leipzig, Germania) Alcossido di Mg e Ti prima in triclorotrifluoroetano e poi inesametildisilossano (HMDO) CSC Booksaver Conservacion de Sustratos Celulosicos (E) Preservation Academy Leipzig (D) Propilato e carbonato di magnesio in propanolo e eptafluoropentano (HFC 227) Neschen Neschen AG (D) Bicarbonato di magnesio in acqua Libertec Libertec Bibliothekendienst (D) MgO e CaCO3 in flusso d’aria La situazione oggi La scomparsa del DEZ e altre vicende legate non solo alla qualità dei processi, hanno ridotto sostanzialmente a quattro i sistemi di deacidificazione in massa attualmente in uso: Wei T’o_ Basa la sua azione sul metossi magnesio metil carbonato, ed è il più vecchio sistema di deacidificazione, essendo “attivo”con un impianto fin dal 1981. Bookkeeper_ E’ il sistema adottato da molte biblioteche degli USA, Canada, Olanda e Giappone. Sfrutta la reazione dell’ossido di magnesio, che con l’umidità forma l’idrossido. L’eccesso si trasforma poi lentamente, per azione della CO2 dell’aria, in carbonato di Magnesio, che costituisce la riserva alcalina. CSC Booksaver_ Anche in questo caso si utilizza un sale di magnesio. Il sistema è adottato in Spagna e Germania. Papersave_ Meglio noto in letteratura come “Battelle Process” essendo stato sviluppato in Germania dal Battelle Ingenieurtechnik e dalla Biblioteca Nazionale Tedesca, nasce concettualmente nel 1987, mentre la costruzione del primo impianto è del 1994. Possiamo concludere che oggi vari processi validi e raffinatisi nel tempo sono disponibili a quelle biblioteche che vogliano effettuare deacidificazioni in massa. Bibliografia 1. Guiducci Bonanni C., Sassetti M.; “Presidi e tecnologie di intervento di massa sul materiale cartaceo: un sogno o una possibilità?” Kermes Anno IX, 27, Settembre-Dicembre 1996.
  1. McCrady E.”Tre metodi di deacidificazione messi a confronto” The Abbey Newsletter, 15 (1991) 8, 121-124, tradotto da Rossana Rotili su CAB Newsletter n°1 del Luglio-Agosto 1992.
  2. Liénardy A.; “Evaluation of seven mass deacidification treatments” Restaurator 15 (1994), 1-25
  3. Banik G., Doering T., Kolbe G.; “Quality control of mass deacidification of library and archival holdings“ 14th Triennial Meeting, L’Aia (2005).
5. Anche se un po’ datato il testo della Commissione Europea per la Conservazione e l’Accesso (European Commission on Preservation and Access, ECPA) molto ricco di informazioni e dal titolo Mass Deacidification, An update of Possibilities and Limitations (ECPA-report; 02) di H.J. Porck, è accessibile da: http://www.knaw.nl/ecpa/PUBL/PORCK.HTM
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