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16.3 Ci Sono Anch'io - Verde? Difficile

16.3 Ci Sono Anch'io - Verde? Difficile

30/09/08

La lunga complessa storia dei verdi comincia in tempi abbastanza remoti, con l’impiego per fondi delle terre verdi, pigmenti naturali contenenti principalmente due minerali ferroalluminati: Celadonite e Glauconite (vedi 10/3 - Ci Sono Anch'io - Le terre naturali). Questi verdi erano resistentissimi e adatti ad ogni tecnica, a differenza degli estratti vegetali (spincervino, erba ruta, prugnola, verde vescica, etc) che potevano essere usati solo per miniature, acquarelli e velature, e che presentavano scarsa resistenza alla luce. Tuttavia, le terre hanno una tonalità spenta, piatta, opaca e sono scarsamente coprenti.
Un altro verde conosciuto fin dall’antichità, ma anch’esso pallido e trasparente, è la Malachite (carbonato basico di rame), con l'ulteriore problematica di essere un minerale, raro e prezioso (Figura 1). Solo nel XVII secolo si tentò a riprodurre in laboratorio il cosiddetto “verdeterra del raffinatore”, che talvolta era di un bel blu (azzurrite artificiale), altre volte un verde sporco (vari composti del rame), altre volte ancora un verde chiaro (malachite artificiale).
Un bel verde rigoglioso e brillante era quasi impossibile da ottenere, almeno in affresco. Spesso, la terra usata come fondo veniva velata con colori anch’essi trasparenti come il “mitico” resinato di rame (Figura 2) e il verderame (acetato di rame, uno dei primi pigmenti sintetici) specialmente in dipinti a tempera e ad olio. L’effetto era un verde smeraldino scuro ma dotato di una certa brillantezza, data dalla rifrazione della luce attraverso gli strati di pigmento trasparente. Mettendo una terra gialla o la foglia oro come fondo al posto della terra verde, si ottenevano verdi chiari e tendenti al giallo.

Un altro espediente consisteva nella mescolanza di pigmenti gialli e blu, come il Giallorino (giallo di piombo e stagno) e l’Azzurrite. Si otteneva un verde più bluastro e scuro, piatto e non abbastanza brillante. Inoltre, l’Azzurrite era un minerale pregiato, che malvolentieri veniva mescolato con colori meno nobili e quindi destinato a realizzare azzurri veri e propri. Spesso, invece, si preferiva utilizzare un altro minerale denominato Crisocolla, letteralmente “collante dell’oro” impiegata per miscele saldanti in oreficeria, di colore simile alla Malachite con le medesime problematiche. Anche il cosiddetto Verde Calce, ottenuto dalla presumibile miscela di un sale di rame con calce, potassa e sali d’ammonio, non dava i risultati sperati poiché il rame ha tendenza a dare verdi intensi, ma con sottotoni sempre bluastri, profondi e “freddi”. Molti composti odierni venduti sotto il nome di Verde Calce non hanno più nulla a che vedere con quello antico; si tratta di particolari pigmenti verdi, spesso  composti da coloranti organici (ftalocianine, arilidi, ecc.) e/o inorganici (composti di zinco, cobalto, cromo) su una base inorganica bianca (solfati o carbonati di bario, calcio, ecc.) eventualmente additivati con biossido di titanio per aumentarne il potere coprente. La percentuale dei vari agenti coloranti fa assumere al composto finale tonalità più o meno tendenti al blu.
Il risultato di questa difficoltà nel trovare verdi artisticamente appetibili, è la scarsa diffusione di questo colore nelle opere medievali e tardo rinascimentali. Gli sfondi naturali appaiono spesso molto scuri, olivastri, oppure azzurrognoli. Anche nei “nuovi” ritrovati del XVIII secolo, il rame era sempre la base per ottenere verdi arsenicali: Verde di Scheele, Verde Minerale, Verde Veronese, Verde di Schweinfurt, Verde Reale, etc. Nel XIX secolo questi verdi, usati industrialmente per colorare le tappezzerie economiche, causarono la morte di parecchi bambini. Infatti, se esposti all'umidità, i verdi arsenicali rilasciano un gas letale noto come arsina (triiduro di arsenico). La leggenda vuole che lo stesso Napoleone sia stato vittima delle pareti umide della sua cella d'esilio a Sant'Elena, tappezzate di un bel verde smeraldino. Oggi in commercio si trovano ancora pigmenti verdi con i nomi storici (specialmente il Verde Smeraldo), tuttavia non contengono più arsenico.
Un vero cambiamento nella composizione dei verdi artistici si ha nel XIX secolo, con la creazione di verdi a base di cobalto e di cromo: Verde Cobalto (molto coprente, bluastro, intenso), Verde Smeraldo (poco coprente, brillante ma non bluastro), Verde Ossido di Cromo (molto coprente, opaco, olivastro). Oggi, cromo e cobalto sono ancora i componenti base dei pigmenti verdi in commercio.
Una parentesi deve essere aperta sulle ftalocianine, composti organici che variano dal blu al verde: spesso si trovano come “tonalizzanti” nei pigmenti moderni o addirittura come componenti base. Come descritto in un precedente numero di questo bollettino (13/3 - Ci Sono Anch'io - Nel blu dipinto di blu), sono composti organici macrociclici, abbastanza resistenti alla luce. Tuttavia, è bene testare i pigmenti contenenti composti organici come questo per l’impiego nella calce poiché un pH elevato potrebbe causare la rottura delle macromolecole di colorante provocando la perdita del colore.
Per avere un'idea di massima della tonalità e il potere coprente dei pigmenti verdi CTS, si può seguire la seguente tabella.

BIBLIOGRAFIA
1.   
Ball Philip, Colore una biografia, BUR saggi , febbraio 2004;

2.   
Doerner Max, The Materials of the Artist and Their Use in Painting, Harvest Books, 1949;

3.   
Matteini Mauro, Moles Arcangelo, La chimica nel restauro. I materiali dell?arte pittorica, Nardini, 1991;

4.   
Feller L. Robert, Artists´ Pigments - A Handbook of their History and Characteristics Vol. 1 Cambridge University Press, 1986;

5.   
Roy Ashok, Artists´ Pigments - A Handbook of their History and Characteristics Vol. 2, Oxford University Press, 1997;
6.    West FitzHug Elisabeth, Artists´ Pigments - A Handbook of their History and Characteristics Vol. 3, National Gallery of Art, 19



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