19.2 Nuovi Prodotti - Il Templum alla prova del tempo

20/07/09

A distanza di dieci anni dalla sua nascita abbiamo ritenuto opportuno effettuare dei controlli su alcuni dei primi cantieri in cui è stato utilizzato il Templum Stucco, la malta epossidica largamente utilizzata nelle ricostruzioni di elementi lapidei.
In particolare il Templum Stucco risulta superiore alle tradizionali stuccature a calce (variamente addittivate), quando sono presenti situazioni di stress meccanico o ambientale.

Data l’origine “toscana” del prodotto, non poteva mancare la tipologia Verde di Prato, un tipo di marmo (serpentino), largamente utilizzato in abbinamento all’altro marmo della zona, il più famoso Bianco Carrara. Il contrasto tra il verde scuro ed il bianco candido è stato utilizzato per realizzare le cromie che sottolineano le architetture di numerose chiese e palazzi toscani, tra cui ricordiamo il Duomo di Pistoia e quello di Prato, con i rispettivi campanili, a Firenze il Duomo con il Battistero, Santa Croce e San Miniato, la Collegiata a Empoli.


Al contrario del marmo carrarino, dalla tessitura fine e compatta, quello pratese presenta una struttura stratificata, che lo rende più attaccabile dagli elementi e meno resistente anche meccanicamente. La conseguenza è che possiamo osservare un degrado differenziato, con perdita degli elementi di Verde, su cui si è intervenuti tradizionalmente procedendo alla sostituzione. La chiusura delle cave ha però portato all’interruzione di questa pratica, oppure all’utilizzo di marmi “forestieri” come il Verde Alpi, dalla tonalità molto diversa.

Un problema di degrado completamente diverso è invece quello connesso ad un’altra tipologia di pietre molto diffuse, le arenarie, ossia la perdita del modellato. Ne soffrono particolarmente quegli elementi finemente lavorati che sono esposti alle intemperie e al dilavamento della pioggia. Il fenomeno, innescato dalle microlesioni causate dalla lavorazione stessa, si è poi accelerato nell’ultimo secolo per effetto dell’inquinamento, soprattutto da anidride solforosa.

Oltre alla perdita di modellato le arenarie sono poi soggette all’usura da calpestio, dato che sono frequentemente impiegate come elementi per pavimentazioni.
Dato che il colore dell’arenaria nuova è molto diverso da quella invecchiata, per fenomeni di ossidazione della componente ferrosa contenuta, anche la sostituzione degli elementi ammalorati pone poi il problema di effettuare patinature per integrarne il colore, oltre a porre il problema “etico” di una progressiva perdita dell’originalità dell’oggetto stesso.
Gli esempi sottostanti si riferiscono proprio alle due situazioni sopra descritte, risolte con l’uso di Templum Stucco.


Conclusioni
Il Templum Stucco si è ben comportato con il passare degli anni, non solo nei casi qui presentati, ma in molte altre situazioni sotto esame, senza presentare variazioni cromatiche o perdita di coesione.
Le stuccature e le ricostruzioni rimangono perfettamente aderenti al materiale lapideo originale, senza formazione di fessurazioni.
Il materiale lapideo adiacente la ricostruzione che non appare degradato in maniera differenziata, fatto invece usuale nelle ricostruzioni a cemento o malta bastarda.
Le ricostruzioni soggette a stress meccanico (scale, pavimentazioni), appaiono perfettamente integre, e non si evidenziano sfarinamenti o delaminazioni.
E’ del tutto impossibile effettuare una previsione di durata, anche se 10 anni senza subire alterazioni è già un buon risultato, e per questo CTS continuerà il monitoraggio delle ricostruzioni.
Al di là delle necessarie prove di invecchiamento accelerato in camera climatica, che pure effettuiamo e valutiamo con attenzione (come evidenziato in altri numeri del Bollettino CTS), sappiamo bene che solo il dato sperimentale rilevato in situ potrà dirci come ogni materiale si comporterà alla prova del tempo.

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